lunedì 2 aprile 2012

OBAMONTI


di Marco Travaglio

Ogni giorno che passa ci mostra di cosa sia capace un governo di incapaci come questo. Nonostante le cattedre universitarie, infatti, i nostri ministri, capitanati dal bocconiano Mario Monti, non si rendono minimamente conto degli enormi danni che le loro decisioni stanno producendo al Paese, tanto che gli impiegati dei Caf (i Centri di assistenza fiscale), la maggior parte dei quali dotati soltanto di un semplice diploma di scuola media superiore, sono costretti a spiegare ai chiarissimi cattedratici che cos’è la realtà.
Già, perché, gli incapaci del governo, adusi ai loro modelli econometrici e poco avvezzi con quelle noiose dichiarazioni dei redditi (i loro sono talmente alti che abbisognano di specialisti), non si sono resi conto che pensionati e lavoratori dipendenti, che sono riusciti ad acquistare una casa per se stessi e la loro famiglia, quando presentano il 730 nei Caf, ricevono anche la comunicazione dell'importo dell’Ici da pagare. Ora come ora, però, i Caf non sono in grado di farlo perché la scriteriata legge dei chiarissimi ministri non ha calcolato un coordinamento dei tempi, tenendo presente la vastissima platea che richiede l’assistenza fiscale. I Comuni non hanno ancora deciso quale aliquota applicare e così, urlano i Caf, pensionati e dipendenti saranno costretti a fare una prima fila per presentare il 730 ed una seconda per presentare il modello Imu e pagare l’imposta sulla casa.
Come se non bastasse, i chiarissimi ministri, oltre a non sapere minimamente come risolvere i problemi che essi stessi creano, cominciano anche a litigare fra di loro. L’altra sera il sempre presente sottosegretario all’economia Paolillo spiegava ai telespettatori di “In onda” che il problema degli esodati (quei poveri pensionandi che si sono fidati dello Stato, firmando un accordo con le imprese che gli consentiva di andare in pensione con la mobilità lunga) sarà senz’altro risolto dal governo entro giugno. Tutto a posto? Manco per niente perché la chiarissima ministra del lavoro, Elsa Fornero, che restituiremmo volentieri all’Università di Torino in cambio di qualsiasi altra cosa, si è adontata e ha affermato che «se il collega Paolillo ha una soluzione in mente allora ce la comunichi che l’adotteremo immediatamente».
Chissà come pensano di passare alla storia i chiarissimi ministri che uno scellerato accordo fra centro-sinistra e centro-destra ha deciso di inviare a palazzo Chigi. Noi un’idea ce l’abbiamo, anche se regna un irrisolvibile dubbio. Il peggiore governo della storia unitaria italiana sarà quello di Mario Monti o quello di Silvio Berlusconi?


fonti: "Il Fatto Quotidiano Pdf"
nocensura.com

"Siete delle merde, ci state uccidendo!"


Fino a quando resiteremo ai soprusi che i nostri politici perpetrano ogni giorno sulla pelle?
I sindacati invece di difendere i diritti dei lavoratori,per anni,hanno concertato con i poteri forti,svendendoci e contribuendo a privarci della dignità........VERGOGNA!!!!!

IL FALLIMENTO ITALIANO NEL VIAGGIO DI MONTI IN CINA. UNA CATASTROFE PSICO-ECONOMICA VOLUTAMENTE TACIUTA SUI GIORNALI

di Sergio Di Cori Modigliani

Io non ci sto.
Né come italiano, né come europeo, né tantomeno come libero pensatore terrestre.
Non li voglio gli applausi e i complimenti dei cinesi.
Mi ripugnano e mi riempiono di rabbiosa indignazione.
Anche la vanità e il narcisismo hanno un limite.
Ma prima di venire al punto, un breve commento sullo squallore della politica di comunicazione attuata dallo sbiadito ragionier Mario Monti, il quale, evidentemente si avvale di consulenti scarsi, ignoranti, o –ancora peggio- autentici falsari, dotati di quella arrogante caratteristica aristocratica da ancien regime di chi si sente vincitore e superiore ai propri simili.
I famosi complimenti di Obama, sdoganati in Italia per i palati ingrassati dalla narcolessia dal nuovo -servo –sciocco-che-se-la-tira, al secolo “il sito Dagospia”, che già da qualche mesetto dimostra di navigare a vista nel consueto panorama della truppa mediatica asservita, sono stati sbugiardati ufficialmente e ufficiosamente dagli americani. Talmente smentiti, che dopo essere stati rispediti al mittente, nessun funzionario statunitense è disposto neppure a commentare la vicenda definita “un’operazione indecorosa di cui non capiamo se sia stata originata da un atto di mitomania, da uno scherzo goliardico o ancora peggio dalla proposizione di un clamoroso falso che definire “infantile” è poca cosa: non si riesce a comprendere il guadagno per chi l’ha diffusa”. (Monica Kael, responsabile della comunicazione itinerante del presidente Usa quando è in missione ufficiale all’estero).
Ingenui come al solito, gli americani (notoriamente) non sono eccelsi nella comprensione delle astuzie perverse delle varie diplomazie planetarie. E in quanto a furbizia e perversione, ahinoi, i nostri polli italioti sono degli autentici campioni da champions league.
Una catastrofe per l’immagine dell’Italia. Una vera catastrofe.
Non contenti della serie di falsi pubblicati con enorme risonanza nazionale quando tre mesi fa Monti andò in Usa (e da allora è entrato in rotta di collisione con l’amministrazione Obama e con l’ala democratico-libertaria della massoneria occidentale) i responsabili della comunicazione governativa hanno avuto –mi piacerebbe davvero sapere chi può aver avuto simile idea peregrina- di replicare il falso di allora.
In data 30 marzo 2012, il corriere della sera sottoscriveva il proprio stato di asservimento con il seguente pezzo:
Ecco la conferma del consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Terracciano «Obama ha citato il premier parlando a braccio» Obama ha realmente citato Monti nel discorso tenuto a Seul, alla fine della conferenza sulla sicurezza nucleare? C`è chi è andato a verificare sul sito della Casa Bianca, e non ha trovato riscontro nel discorso pubblicato. Ne è nata una polemica. L`ambasciatore Pasquale Terracciano, consigliere diplomatico di Monti, chiarisce che non c`è alcun mistero, in questo modo:
«Quello pubblicato dal sito è il discorso ufficiale di Obama al vertice. Ma alla fine del vertice stesso, il presidente sudcoreano Lee, ha chiesto al presidente americano di tirare anche lui delle conclusioni. Monti era fuori al telefono, io ero in sala. Obama ha accettato, ha parlato due o tre minuti a braccio e ha detto testualmente che "pochi minuti prima" aveva "scambiato delle impressioni con il primo ministro italiano, Mario Monti", e aveva trovato giusto il ragionamento del nostro premier: ovvero dell`utilità di fare anche "piccoli passi verso la sicurezza nucleare, perché anche se le probabilità di incidenti sono molto basse, quando si verificano danno luogo a eventi catastrofici". Parole e pensiero di Monti che Obama ha fatto suoi e citato davanti ad alcune decine di capi di governo e di Stato». Ulteriore dettaglio: quando Monti è tornato al suo posto, Terracciano l`ha trovato già informato. Della citazione, al nostro premier, sull`uscio della sala, era stato riferito dal segretario generale dell`Interpol, Ronald Kenneth Noble.
Interrogati sulla questione, al dipartimento di stato Usa hanno risposto con un comunicato scritto laconico: “non ci risulta affatto che Mr. Ronald Noble abbia riferito alcunché”. In Usa i giornali non hanno neppure commentato, rendendosi conto che hanno a che fare con una nazione di rango inferiore. Hanno semplicemente fatto un paio di telefonate ai loro colleghi accreditati alla Casa Bianca chiedendo ragguagli e poi sono passati ad altro. Neppure Berlusconi nei suoi momenti più deliranti aveva “osato” costruire un falso del genere, il cui obiettivo è semplicemente quello di distrarre l’attenzione dalla vera materia in questione: la resa incondizionata ai disegni neo-colonialisti di stampo imperialista della Cina, mettendosi in ginocchio con chiara posizione servile, e chiarendo pubblicamente al mondo che in Cina, il nostro governo c’è andato a elemosinare un aiuto finanziario per mettere una toppa alla propria clamorosa debacle in patria. Consentendo, in tal modo, l’ingresso della potenza orientale dentro il Mediterraneo con la prospettiva di un abbattimento della spina dorsale del paese.
Io non li voglio.
Nè gli applausi né i complimenti della Cina.
Così come nessuno avrebbe voluto i complimenti di Adolf Hitler nel 1938.
Si dovrebbe vergognare anche Obama e tutta la classe politica dirigente europea.
Neppure una parola, un cenno, una menzione, sull’abbattimento in Cina dei più elementari diritti umani dei cinesi; neppure una parola sulla continua persecuzione (con arresti, denunce, torture, e assassinii) ai danni dei cristiani cattolici cinesi ai quali viene impedita e negata la libertà di costruire una chiesa per accogliere i fedeli. La libertà di culto è sacrosanta e garantire il rispetto per la diversità multiculturale del credo per ogni popolo ed etnìa, è uno dei pilastri fondamentali di qualunque civiltà che intenda e aspiri definirsi tale.
Io non voglio i loro applausi e complimenti
Neppure una menzione sulla nazista persecuzione dei monaci buddisti tibetani, per la sistematica violazione dei diritti più elementari dei seguaci di una dottrina e di una religione che (in assoluto) è la più pacifica mai inventata sulla Terra, dato che praticano il distacco dalle passioni e in tutte le loro esternazioni pubbliche e in tutti i loro scritti veicolano sempre l’esercizio della compassione umana, la ricerca dell’armonia tra opposti, il rispetto della diversità.
Non li voglio i loro applausi.
Neppure una parola relativa alla costituzione di campi di concentramento in Togo, Benin, Darfur e Nigeria, nelle zone sotto controllo politico-economico-militare cinese in cui centinaia di migliaia di profughi disperati vengono assiepati, ridotti in stato di schiavitù e costretti a lavorare dieci ore al giorno senza percepire alcun salario sotto la minaccia delle armi per produrre merci (soprattutto tessile) che poi vengono a vendere in Europa a prezzi stracciati devastando le conquiste economiche dell’Italia nel settore della moda, abbigliamento, design, mobili.
Non li voglio i loro complimenti. Mi disgustano.
Le merci cinesi grondano sangue vero.
E’ il sangue soprattutto dei milioni di africani mandati al macello di cui nessuno se ne occupa perché tanto sono negri e non acquistano né automobili né ipod. Gli Usa e l’Europa insieme si sono presi l’Africa del Nord lasciando alla Cina comunista la parte meridionale del continente, attuando la variante del piano Yalta versione terzo millennio.
Non voglio i complimenti di una nazione che pratica l’esercizio della schiavitù come norma di vita.
Ecco qui di seguito l’elenco della presenza cinese in Africa.
Negli ultimi dieci anni gli scambi commerciali tra Cina e Africa sono trentuplicati.
Nel gennaio del 1999 (prima dell’entrata in vigore dell’euro) il volume degli scambi tra la Repubblica popolare della Cina e l’Africa era intorno ai 5,6 miliardi di dollari.
Nel 2005 aveva raggiunto i 40 miliardi di euro.
Nel dicembre del 2011 siamo arrivati ai 155 miliardi di euro di investimento.
Attualmente (dati ufficiali diffusi dall’Unesco, dall’Onu e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) soltanto nel continente africano risulta che almeno 10 milioni di individui sono ridotti in stato di schiavitù animale costretti con la forza a lavorare gratis per produrre merci che invadono poi l’Europa.
Io non voglio i complimenti e gli applausi di una nazione che ha questa interpretazione dell’esistenza. Le aziende cinesi presenti in 30 paesi africani sono ormai 2.500, da aziende petrolifere a quelle agricole, da quelle militari a quelle energetiche, da quelle minerarie a quelle alimentari: Sono peggio delle cavallette. Dove arrivano i cinesi, in Africa, in pochissimi mesi, in quel territorio esplodono rivolte, muoiono persone, le risorse vengono depredate e portate via. Mentre il resto del mondo tace sotto il ricatto del rialzo dello spread perché le banche occidentali sopravvivono grazie al fatto che i cinesi acquistano bpt al mercato secondario e tengono il sistema finanziario occidentale sulla graticola. Così ricattano tutti. E l’occidente accetta. Passivo e masochista
Io non voglio né i loro applausi né i loro complimenti.
Il seguente elenco era stato pubblicato in Italia, in parte, da Il Sole 24ore che aveva lanciato l’allarme –a nome della Confindustria- sulle modalità di conquista dei territori economici da parte dei cinesi. Eravamo nel 2006. Non ebbe alcuna eco. Anzi. I giornalisti che allora se ne occupavano vennero isolati, silenziati. Ci pensarono poi Prodi e D’Alema a calmare le acque stabilendo un’alleanza di ferro tra l’Italia e la Cina. Con le conseguenze che oggi possiamo vedere. L’ultimo dato è del 30 marzo 2012 (cioè due giorni fa, mentre Monti sta in Oriente). Il governo pachistano, in accordo con quello cinese, deliberatamente, senza nessuna protesta formale, ha stabilito di adottare una pesantissima imposta sulle importazioni di tutti i prodotti tessili, abbigliamento, designer e industria dell’arredamento per prodotti made in Italy in tutto il sud est asiatico. Che favoriscono merci cinesi e indiane, divenute così in 24 ore super competitive. Ecco perché i due marò finiranno sotto processo. Un danno valutato intorno ai 20 miliardi di euro nei prossimi due anni. Chiuderanno circa 5.000 aziende italiane, soprattutto nel settentrione e nel nord-est, che saranno costrette a riconvertirsi o dichiarare bancarotta.
Di tutto ciò neppure una parola sui giornali che inneggiano al trionfo orientale di Monti.
Io non voglio i loro applausi e i loro complimenti.
Soprattutto come italiano.
Ecco l’elenco della presenza cinese in Africa.
Eritrea. Pur mantenendo buoni rapporti con tuttii paesi del Corno d'Africa, la Cina ha nel corso degli anni alimentato il conflitto fra Etiopia ed Eritrea attraverso la vendita di armi ed equipaggiamenti militari ad entrambe le parti, accompagnata da frequenti consultazioni delle alte gerarchie dell'esercito. Oltre a ciò essa è presente nel settore delle costruzioni, nella vendita di macchine industriali e di prodotti medici. Nel 2005 l'interscambio commerciale e' stato del valore di 8,41 milioni di dollari. Nel 2010 sale fino 18 miliardi di dollari. Nel solo biennio 2010/2011 sono state vendute 2 milioni di mitragliatrici per un fatturato complessivo di 2 miliardi di euro.

Etiopia. Nel 2007 il ministro del Commercio etiopiano aveva dichiarato che «la Cina è il partner più affidabile», essendo l'Etiopia, assieme al Sudan, il principale beneficiario degli investimenti cinesi nella regione. Prestiti a basso tasso di interesse, cancellazione del debito e tariffe preferenziali sono la strategia di Pechino per lusingare un partner che non ha grosse potenzialità energetiche ma ha una posizione strategica di sbocco sul mare per i ricchi vicini come Sudan ed Egitto. Le compagnie cinesi oggi si aggiudicano le costruzioni di quasi tutte le infrastrutture, collegamenti stradali e ferroviari, aeroporti e così via. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi è stato di 370 milioni di dollari. Nel 2007 di 800 milioni e nel 2011 arriva a 2 miliardi di euro. Tutte le infrastrutture e il loro controllo sono nelle mani dei militari del genio di pechino.

Sudan. È il secondo fornitore africano di petrolio per la Cina, secondo solo all'Angola, che per questo il gigante asiatico difende su tuttii forum internazionali dalle accuse di violazione dei diritti umani e di genocidio nella regione del Darfour. Nel 2008, la Cina ha definito il regista Steven Spielberg, e gli attori Warren Beatty e George Clooney “persone non grate” in Cina ed è stato vietato loro il visto d’ingresso in seguito alla denuncia da loro fatta contro il massacro di civili operato nel Darfur dai cinsei, responsabili della eliminazione di circa 2 milioni di persone.. Vanno a raggiungere Richard Gere definito in Cina “un autentico criminale” per il suo costante impegno di denuncia della persecuzione dei monaci buddisti tibetani.
Recentemente la Cina si è opposta alla proposta dell'Onu di sanzioni contro il regime sudanese e ha minacciato l'uso del veto contro l'invio di una forza internazionale nella regione. Dal canto suo il governo cinese ha inviato 4 mila soldati dell'Esercito di liberazione nazionale per controllare le zone di suo interesse e vegliare sugli oleodotti costruiti e sfruttati dalle compagnie cinesi, esprimendo oltretutto l'intenzione di voler rafforzare la cooperazione militare con l'esercito locale. Oltre alla fornitura di armi, la Cina ha anche aiutato il governo sudanese nella costruzione di 3 industrie belliche per farle diventare autonome, a condizione che la manodopera sia strettamente cinese, tutti provenienti dalla regione dello Yuang Tze. Tutto ciò per difendere gli interessi asiatici nel settore petrolifero: il Sudan fornisce da solo il 7% di tutte le importazioni cinesi di petrolio, il 50% della sua produzione finisce in estremo oriente e beneficia i piu' consistenti investimenti nella regione. Tredici delle 15 compagnie petrolifere straniere presenti in Sudan sono cinesi, la China National Petroleum Corporation (Cnc) possiede il 40% della Greater Nile Petroleum Operating Company, che controlla i giacimenti petroliferi del paese, e ha investito 3 miliardi di dollari nella costruzione di raffinerie e eoleodotti. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi ha raggiunto 3,9 miliardi di dollari. Nel 2011 arriva a 40 miliardi di euro.

Uganda. Nel 2006 il volume complessivo del commercio con la Cina è stato di 99,37 milioni di dollari, dovuto soprattutto agli investimenti cinesi nei settori delle costruzioni e delle infrastrutture. China Petroleum Pipeline Engineering Corporation che ha costruito un oleodotto di 320 km a collegare l'Uganda con il vicino Kenya produttore di petrolio. Al forum il governo ugandese intende chiedere l'aiuto cinese per la costruzione di una linea ferroviara che collegherà il paese con il Sudan. I cinesi sono riusciti a corrompere i funzionari locali che nel 2010 hanno alterato la spesa di budget nazionale spostando il 90% delle proprie risorse finanziarie dal’investimento nella sanità e nell’istruzione per dirottarle nella costruzione di altri quattro oleodotti, ponti ferrati e una ferrovia pesante sulla quale transitano i barili di petrolio.

Kenya. Dopo il passaggio di Hu Jintao nell’aprile del 2006, la Cina ha concluso nuovi accordi soprattutto nel campo della ricerca di giacimenti petroliferi in Kenya, una regione in cui le compagnie occidentali non vogliono più investire. La compagnia petrolifera Cnooc condurrà i lavori di esplorazione in mare e sulla terra ferma, oltre a fornire tecnologia e formazione. Altra merce di importazione sono il cemento e i minerali. Nel 2006 la Cina ha elargito prestiti per 36 milioni di dollari al governo kenyano per la modernizzazione dell'industria energetica, l'impiantazione d iindustrie per beni di consumo e la costruzione di infrastrutture. Nel 2011 i prestiti hanno raggiunto la cifra di 600 milioni di dollari. I lavori sono poi stati condotti dalle grandi aziende cinesi presenti anche qui, la cui ultima opera è stata la costruzione della strada che collega Mombasa a Nairobi. Nel 2010 l'interscambio commerciale è stato di 2, 6 miliardi di dollari.

Somalia. È un altro porto di sbocco per i prodotti petroliferi provenienti dall'entroterra, che la Cina intende ammodernare con la costruzione di infrastrutture, strade, porti e ferrovie. Vista la crescita del settore delle telecomunicazioni somalo, le imprese cinesi, come Huawei, investono nel paese per erigere le infrastrutture necessarie e fare ingresso nella telefonia mobile. Nel 2011 hanno dato il via alla costruzione di 48 fabbriche di telefoni cellulari con le quali intendono invadere l’Europa. A tal fine hanno iniziato l’attacco e smantellamento della finlandese Nokia (paese dell’euro) considerato ilo nemico più pericoloso. Contano di farla fallire entro il 2012.


Senegal. Il governo cinese ha annullato nel 2007 un debito di 20 milioni di dollari al Senegal e accordato un prestito di 7 milioni di dollari per la costruzione di scuole, strade e centrali elettriche. L'accordo include la clausola di realizzazione dei lavori da parte di imprese costruttrici cinesi, nonostante gli asiatici non godano di buona reputazione presso la popolazione locale. Da alcuni anni, infatti, è in corso una battaglia dei senegalesi contro l'invasione di prodotti cinesi a basso costo che distruggono l'industria locale specializzata anch'essa nei beni di consumo. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi è stato di 141 milioni di dollari. Nel 2006 era sceso 90 milioni di dollari. Nel 2007 a 50. Nel 2008 sono esplose delle rivolta interne che in tre anni hanno causato la morte di circa 400 mila civili. Nel 2011 l’interscambio commerciale tra le due nazioni è passato da 50 milioni di dollari a 800 milioni.

Mali. La Cina è saldamente insediata nei settori delle costruzione e dell'industria leggera (zucchero, farmacia tessile), dal 1994 possiede l'80% della più grande industria cotoniera del paese, la Comatex (il restante 20% è detenuto dal governo malese). Ma anche qui l'invasione di prodotti cinesi e di manodopera a basso costo ha destabilizzato l'equilibrio del paese. Nel 2005 il valore totale del commercio tra i due paesi è stato di 145 milioni di dollari, principalmente dovuto alle importazioni cinesi di oro. Nel 2008 in seguito a continue rivolte e scontri tra diverse etnie che hanno causato la morte di decine di migliaia di persone innocenti, la Cina ha avuto il permesso del governo di gestire il controllo totale dei servizi di polizia nazionale. Così facendo nel 2010 è riuscita a costruire duecento campi di concentramento all’interno dei quali i cosiddetti “prigionieri politici” lavorano gratis tessendo il cotone di proprietà locale che poi viene venduto come manufatto in Europa e che ha provocato il crollo e la scomparsa dell’industria tessile di Prato e di Haarlem in Olanda, da almeno 500 anni due tra i più importanti centri produttivi al mondo dei filamenti.

Niger. Come anche in Mali, qui la Cina finanzia un progetto di esplorazione di giacimenti petroliferi, nonostante la rentabilità' non sia assicurata, e prevede di allargare la cooperazione economica. Nel 2005 il commercio complessivo è stato solo di 34 milioni di dollari. Nel 2008 è salito a 90 e nel 2011 a 400 milioni di dollari.

Ciad. Ha scelto di abbandonare il fronte taiwanese e riallacciare i rapporti diplomatici con la Cina appena ad agosto del 2006, ma nonostante ciò l'interscambio commerciale nel 2007 ha raggiunto 206 milioni di dollari. I legami del paese con Taiwan non hanno impedito alla China National Petroleum Corporation (Cnpc) di sviluppare progetti per lo sfuttamento dei giacimenti petroliferi del Chad.

Guinea. I paesi del Golfo di Guinea, che producono 5 milioni di barili al giorno, sono la risorsa pretrolifera più promettente della regione su cui la Cina ha già messo gli occhi. La compagnia cinese CNOOC ha firmato un accordo, all'inizio del 2007, per l'estrazione di petrolio in una piattaforma al largo della costa della Guinea, su una superficie di 2.300 km quadrati. Nel 2005 l'interscambio commerciale è stato di 147 milioni di dollari. Nel 2010 ha raggiunto i 2 miliardi di dollari.

Liberia. La Cina è stata ripetutamente accusata di alimentare il traffico di armi in Liberia e negli stati vicini della Costa d'Avorio e Sierra Leone, per ottenere in cambio le risorse naturali della regione, quali legno e diamanti. Ma dal 2003 la Cina partecipa alla forza di pace dell'ONU stanziata in Liberia con 550 uomini, la sua più grande missione all'estero. Nel 2005 l'interscambio commerciale fra i due paesi ha raggiunto 164 milioni di dollari. Dopo sedici devastanti guerre civili che hanno causato la morte di circa 500 mila persone provocando la fuga di almeno due milioni profughi, l’interscambio con la Cina è passato da 170 milioni di dollari a 3 miliardi nel 2011.

Costa d’Avorio. Nel 2010 gli scambi totali con la Cina hanno raggiunto 600 milioni di dollari, costituiti essenzialmente dall'esportazione verso l'Asia di materie prime (oro, alluminio, rame). Per l'esplorazione petrolifera la Costa d'Avorio è già stata indicata da Pechino come zona di interesse per futura cooperazione.

Togo. Paese destinatario di prestiti agevolati da parte del governo cinese, che negli ultimi anni ha finanziato e costruito il palazzo presidenziale ed altri uffici governativi. All'inizio di quest'anno i due governi hanno firmato accordi per la costruzione da parte della Cina di una centrale idroelettrica e di altri progetti nel settore delle telecomunicazioni. In cambio la Cina riceve dal Togo materie prime importanti come cemento, fosfati e cotone. Nel 2006 l'interscambio commerciale ha raggiunto 570 milioni di dollari.

Benin. La Cina è diventata il primo partner commerciale e primo investitore del Benin, con un interscambio che nel 2005 ha raggiunto 1,09 miliardi di dollari. Imprese cinesi hanno rilevato parti delle più importanti industrie del paese, da quella cotoniera a quella della pesca e dell'agroalimentare. Grandi aziende come Zet e Huawei forniscono le tecnologie per l'installazione di una rete di telecomunicazioni GSM e telefonia di terza generazione. Nel 2004 il Benin ha esportato verso la Cina cotone per un valore di 110 milioni di dollari. Che era salito a 350 milioni nel 2008. Dal 2009, la Cina è diventata proprietaria dell’intera industria locale cotoniera che adesso esporta in Europa, soprattutto Italia, Spagna, Grecia e Portogallo a prezzi dieci volte inferiori a quelli europei.

Nigeria. È il terzo fornitore africano di prodotti petroliferi alla Cina. Lo scorso anno Petro China ha concluso un accordo da 800 milioni di dollari con la Nigerian National Petroleum Corporation per l'acquisto di 30 mila barili di petrolio al giorno per un anno. All'inizio di quest'anno è stata Cnooc a siglare un'intesa con il governo nigeriano per una partecipazione del 45% in un giacimento offshore. La Cina ha anche realizzato il primo satellite nigeriano per le telecomunicazioni che è statolanciato ad inizio 2007, costruito dalla China Great Wall Industry e finanziato dalla banca cinese Eximbank. Dal punto di vista politico, la Cina sostiene nei forum internazionali il conferimento alla Nigeria di un seggio permanente all'Onu. Nel 2005 l'interscambio commerciale e' stato di 2,83 miliardi di dollari. Nel 2011 di 12 miliardi, il più alto in assoluto. In questa nazione, la Cina è il più importante produttore e venditore di armi leggere ai ribelli di Al Qaeda e i suoi consiglieri militari sono in prima fila nell’istruire le milizie locali per attaccare la forte comunità cattolica nigeriana.
Io gli applausi e i complimenti da gente così, non li voglio.
A differenza di Mario Monti, io all’Italia e alla sua integrità ci tengo.

L’ALTO TRADIMENTO DELLO STATO


di Gianni Petrosillo
Monti afferma che se l’Italia non è pronta alle sue riforme lui potrebbe lasciare. E così ripetono i suoi ministri i quali alla prima critica minacciano di ritornare ai loro precedenti incarichi. Ma se i professori tornano in classe, gli italiani possono tentare di riprendersi le aule parlamentari dando una bella lezioncina a questi zelanti educatori delle masse con la puzza di zolfo finanziario sotto il naso. Se non è un passo avanti è almeno un bel contrappasso.
Nel frattempo però, invece di fare le valigie, costoro continuano a svaligiare i connazionali che per disperazione si danno fuoco mentre dovrebbero incendiare il Paese. Ci vuole davvero una bella faccia tosta per chiamare riforme i rastrellamenti fiscali della guardia di finanza e i pogrom economici dell’esecutivo contro autonomi e subordinati, pensionati e professionisti, precari e disoccupati. Nel “Fornero” crematorio bruciano i lavoratori e si spengono le speranze dei giovani. Il Premier maestrino ed i suoi assistenti maldestri disdegnano anche le lungaggini del Parlamento ed i compromessi con i suoi rappresentanti, assecondati e incoraggiati in ciò dal peggior Presidente della Repubblica che l’Italia abbiamo mai avuto. Napolitano, abusando della sua autorità, striglia i parlamentari che vorrebbero emendare gli atti del Governo, cosa evidentemente non più ammissibile sotto l’imperio della sua presidenza compradora e della junta civil, direttamente discendente dalla prima.
Il Quirinale, stracciando la Costituzione, ha prima progettato e poi realizzato l’avvento di tale satrapia della saccenza per farsi cullare dalle brezze atlantiche e dai venticelli europEi, i quali unendosi hanno generato una vera bufera su Roma. Con tutte queste arie i tecnici hanno finito col montarsi la testa ed anche se ora urlano al vento resta il fatto che sono tenuti in piedi da istituzioni delegittimate e prive di credibilità, per cui essi stessi, sdottoreggiando quanto vogliono, non ne avranno mai alcuna. Adesso molti leader politici si pentono della scelta e demoliscono pubblicamente i cattedratici rei di non saper nemmeno apparecchiare, dall’alto di tanta scienza, i loro provvedimenti, spesso giunti nelle diverse commissioni parlamentari zeppi di errori. Parola dell’ex ministro Romani. Ad ogni modo dal patto tra istituzioni screditate ed evacuate di sovranità non poteva non fuoriuscire questa cagata pazzesca che ora ricopre di escrementi gli stessi patrocinatori del Gabinetto. Che Monti resti o vada, per il tempo ritenuto necessario dai poteri internazionali, chi ne ha autorizzato l’arrivo senza aver opposto nemmeno uno scatto d’orgoglio pagherà le conseguenze dei mal di pancia popolari. I partiti che hanno giocato di sponda con il Quirinale pensando di potersi così riorganizzare e recuperare reputazione, affidando ad un burattino della Trilaterale la risoluzione del contenzioso economico con l’Europa e politico con gli Usa, sono colpevoli di codardia e di alto tradimento, della volontà elettorale e delle istituzioni repubblicane trasmutate con un colpo di colle in monarchiche. E’ arrivato il momento di tirare lo sciacquone su questa fase poco igienica per il Paese.
Fonte: Conflittiestrategie -
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

domenica 1 aprile 2012

E' DECISO: IL WEB SARA' CENSURATO.ECCO COME


Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi tentativi di censurare il web, provenienti da tutto l'arco parlamentare. Se ancora non ci sono riusciti, lo dobbiamo alla grande mobilitazione spontanea di milioni di cittadini, e sopratutto al fatto che i partiti temono (anzi: sanno bene) che mettere la propria firma su una legge liberticida di questo tipo - in barba alla costituzione e ai diritti fondamentali dell'uomo - gli farebbe perdere numerosi consensi.

Negli ultimi mesi in parlamento sono state avanzate due proposte di legge che avrebbero di fatto censurato la rete: la legge proposta dal leghista Fava e un'altra, avanzata dal senatore PDL Alessio Butti. La "minaccia-Fava è stata sventata, mentre quella targata Pdl non è ancora stata discussa. Ma probabilmente non sarà questa la legge che tapperà la bocca ai blog scomodi. La censura della rete non arriverà dal parlamento, o meglio non "direttamente", per i motivi illustrati in precedenza.

Ecco come tapperanno la bocca alle voci libere del web
Il "governo tecnico" di Monti, "specializzato" in leggi odiose e impopolari - visto che non si pone i "problema" di perdere consensi, in quanto nominato appositamente per questo su indicazione (ordine?) di BCE & company, potrebbe censurare il web in modo "indiretto" ovvero tramite AGCOM, cioè  la famosa"Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni" a cui il parlamento potrebbe "armare la mano" aumentandone i poteri e affidandogli  la facoltà di stabilire leggi e regolamenti riguardanti la materia, web compreso, come spiega in modo esaustivo l'articolo "Il buco nero dell'informazione" di Claudio Messora.
"La via sovranazionale"
Visto che il "problema" del web libero preoccupa praticamente tutti i governi del mondo, i poteri forti potrebbero imboccare la "via sovranazionale", in modo che la legge sia "calata dall'alto" senza che nessun governo/partito nazionale se ne assuma la diretta responsabilità. In questa direzione va la famigerata "ACTA", questione che abbiamo affrontato e approfondito nelle scorse settimane
In un modo o nell'altro, purtroppo, il web sarà censurato. Possiamo scommetterci. Questo perché internet sta assumendo un ruolo sempre più centrale, e i "poteri forti" del sistema non possono certo ammettere che sia utilizzato contro di loro. Fino a quando i blog di "controinformazione" erano un fenomeno di "nicchia" non suscitava alcuna preoccupazione in quei poteri che hanno a disposizione i grandi media e le TV. Ma ora l'insieme dei blog liberi è diventato consistente e sopratutto non controllabile, una "macchina" composta da tanti piccoli ingranaggi indipendenti che lavorano all'unisono per un obiettivo comune, come i "tanti piccoli colibrì che tutti insieme spensero l'incendio" e questo fa paura: il successo dei referendum di Giugno 2011, promossi in pratica solo dai blog liberi, ne sono una dimostrazione.
Fonte:nocensura.com

USA, Obama dichiara la legge marziale in tempo di "pace"


USA, Obama dichiara la legge marziale in tempo di "pace"

Gli Usa dichiarano la legge marziale in tempo di pace. Perchè proprio ora? Se lo ritenesse necessario, Obama potrebbe decidere di requisire cibi, vestiti, veicoli, carburanti ecc. ecc.. Ecco il testo del decreto!

Sul sito della Casa Bianca, lo scorso 16 marzo è stato pubblicato un nuovo decreto. O meglio un ordine esecutivo del Presidente Obama in merito alla preparazione delle risorse per la difesa degli Stati Uniti (Executive Order, National Defense Resources Preparedness).

"Sfuggita" ai media "tradizionali", la notizia sta invece riscuotendo molta attenzione in rete e... Difficile pensare che sia una bufala, visto l'esistenza del decreto proprio sul sito ufficiale
Leggendo il testo del decreto, lo si intende come progetto di legge marziale. Esso infatti dà al presidente il potere di decidere, in tempo di pace come in tempo di guerra, di requisire qualsiasi risorsa, ritenuta necessaria per la "difesa nazionale".

Per cui tutto, veramente tutto, può essere requisito, misurato, razionato e controllato dal governo. Dagli alimenti, ai materiali di costruzione, ai veicoli, al carburante, all'abbigliamento, ecc. ecc..

Perchè gli Stati Uniti in questo momento dichiarano la legge marziale?

Il testo comincia così:

"In qualità di Presidente, con l'autorità conferitami dalla Costituzione e dalle Leggi degli Stati Uniti d'America, compreso il Defense Production Act del 1950 e dal Codice degli Stati uniti, e come Comandante in Capo delle Forze Armate degli Stati Uniti, ordino quanto segue.

Sezione 101. Scopo. Questo ordine delega le autorità e indirizza le politiche di gestione delle risorse per la difesa nazionale e i programmi sottoposti al Defense Production Act del 1950, come emendato (la "Legge")

Sezione 102. Politica. Gli Stati Uniti devono avere una base industriale e tecnologica in grado di soddisfare le esigenze di difesa nazionale e in grado di contribuire alla superiorità tecnologica del suo equipaggiamento di difesa nazionale in tempo di pace e in tempi di emergenza nazionale. La base domestica industriale e tecnologica è il fondamento per la preparazione della difesa nazionale. Le autorità previste dalla "Legge" devono essere utilizzate per rafforzare questa base e per assicurarsi che sia in grado di rispondere alle esigenze di difesa nazionale degli Stati Uniti.

Sezione 103. Funzioni generali . I dipartimenti esecutivi e le agenzie responsabili per i piani e i programmi in materia di difesa nazionale o per le risorse dei servizi necessari a supportare tali piani e programmi, devono:

(A) identificare i requisiti per l'intero spettro delle emergenze, incluse quelle militari e civili;

(B) valutare su basi continue la capacità dell'industria domestica e la base tecnologica per soddisfare le richieste in tempi di pace ed in tempi di emergenza nazionale, valutando specificamente l'utilizzo delle risorse più necessarie e le fonti di produzione, compresi subappaltatori e supplenti, materiali, manodopera qualificata, il personale tecnico e professionale;

(C) essere preparati, in caso di una potenziale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, a intraprendere le azioni necessarie per garantire la disponibilità di risorse adeguate e la capacità di produzione, compresi i servizi e le tecnologie cruciali, per le esigenze di difesa nazionale [...]"...

E qui un paio di siti che pubblicano per intero la traduzione del decreto in Italiano:
futurolibero, tuttouno.
 — con Luigimassimo Borrelli.

Ma per fortuna che c'é il Monti

 Per chi paventava che con la ritirata del Pornonano sarebbe scomparso anche l’abominevole Circo Barnum di fenomeni da baraccone, che così tante soddisfazioni ci ha regalato in termini di ‘prese per il culo’ (sit venia verbo) dilatate a livello mondiale, bisogna riconoscere che il direttivo meganoide insediato nel primo esecutivo androide della storia italiana si sta dimostrando un ottimo erede…
Eclatante è il caso della trasferta asiatica di Montinator per il tagliando della revisione ed il cambio della batteria atomica, durante la quale Obama avrebbe elogiato pubblicamente, durante il suo intervento presidenziale, the italian prime minister (al telefono con Cicchitto) senza che del peana risulti però traccia nei resoconti ufficiali dell’intervento.
D’altra parte, sono stati cento giorni appassionati, come la Crocifissione:
Un aumento esponenziale delle imposte, con un fiscalismo bizantino, che grava unicamente a carico dei contribuenti onesti, condito dalla sceneggiata tutta italiana della caccia allo scontrino nei mercati rionali alle fiere patronali, per far credere che si persegue l’evasione fiscale e indorare la pillola.
Tassazione con aliquote maggiorate per la prima abitazione degli anziani parcheggiati in ospizio, ma defiscalizzazioni da un miliardo di euro per i proprietari di yacht con intestazioni fittizie alle solite società off-shore di comodo. E le chiamano “liberalizzazioni”.
Lavoratori dipendenti che percepiscono stipendi superiori ai loro padroni. Fortunatamente, per riequilibrare simili storture del mercato, è al varo la fondamentale riforma del lavoro che comporterà stipendi più bassi per le maestranze e nuovi sgravi per le imprese, con un significativo incremento dei profitti per riequilibrare le retribuzioni.
Qualche centinaia di migliaia di “esodati” (nel gergo cibernetico delle I.A. di governo li chiamano così), ovvero ex lavorati in esubero e dirottati verso il pre-pensionamento, lasciati senza stipendio né pensione. La ministra Fornero, mentre blindava la sua riforma previdenziale, fa sapere che non ci aveva pensato e che aveva sbagliato il calcolo per difetto.
Il ricorso esasperato ai decreti leggi con una maggioranza parlamentare che sfiora il 90%, insieme all’approvazione di leggi blindate senza alcuna copertura economica.
E questi sono solo alcuni dei provvedimenti varati “per la crescita”, prima della grande Waterloo europea, in nome del salvataggio bancario istituzionalizzato. Assoluto è il sostegno di Oltre-Tevere e incontenibile l’entusiasmo del Corriere della Sera (principale sponsor governativo) che, dai tempi del direttore Albertini, sa scegliersi bene la parte da appoggiare salvo poi rinnegarla a danni ormai fatti.
Sarebbe ora di rottamare, prima che sia troppo tardi, queste unità bioniche, rispedendo l’intero lotto meccanico alla fabbrica Bocconi che l’ha assemblato, rimboccando le copertine e mettendo nuovamente a nanna l’ex Addormentato sul Colle che teleguida il governo dei replicanti.

Fonte:Liberthalia.wordpress.com