mercoledì 13 giugno 2012

DDL ANTICORRUZIONE/ Di Pietro in trincea: la “non candidabilità dei condannati”? Una bufala. Ecco tutte le bugie del governo

L’articolo 10 del ddl – quello sulla incandidabilità dei condannati – è passato con maggioranza bulgara. Pd, Pdl e Udc hanno approvato in massa garantendo fiducia al Governo, autocelebrandosi: quest’articolo – dicono – è un freno alla corruzione dilagante e, come ha detto l’Onorevole Mantini (Udc) nel suo intervento, “recepisce quanto detto pochi giorni fa dalla Corte dei Conti”. Bufale su bufale. L’articolo, infatti, prevede una “non candidabilità” dei condannati solo temporanea (come può un condannato per mafia amministrare la cosa pubblica anche se passano anni dalla sua condanna?) e, soprattutto, prevede una delega di un anno. Dunque per la prossima legislatura porte aperte – ancora una volta - ai condannati in Parlamento.

di Carmine Gazzanni
di-pietro_in_trinceaCome sempre dietro c’è il trucco. L’articolo 10 del ddl anticorruzione è stato appena approvato: 461 sì, 75 no e 7 astenuti. Non sono mancate le sorprese. Futuro e Libertà, ad esempio, ha deciso di astenersi per la presenza di un comma che –come vedremo – garantisce ai condannati di poter accedere alle istituzioni per i prossimi dodici mesi. Ma anche l’intervento del Pdl è stato molto critico, soprattutto sull’opportunità del voto di fiducia che, come sempre in questi casi, pregiudica la normale discussione nelle aule parlamentari. Non solo. Al termine delle dichiarazioni ha preso la parola Alessandra Mussolini che, con parole forti, ha accusato il governo di “non aver fatto niente fino ad ora” ed ha annunciato il suo voto contrario.
Nonostante questo, però, la fiducia è arrivata, garantita da Pd e Udc che, nei loro interventi in Aula, si sono vantati di aver approvato una norma coi controfiocchi, una norma che ha il merito – hanno detto tutti in coro – di contrastare la dilagante corruzione nella politica italiana. Pierluigi Mantini, addirittura, nel suo intervento ha citato la relazione di pochi giorni fa della Corte dei Conti: secondo l’Onorevole Udc l’articolo 10 recepirebbe in toto quanto denunciato dalla Corte. Poi è toccato al Partito Democratico con Oriano Giovanelli: “la norma è da approvare – ha detto - perché altrimenti la corruzione ci sfuggirebbe dalle mani”.
Balle. A leggere attentamente quanto previsto dall’articolo 10, infatti, si rimane assolutamente basiti per alcune incongruenze con quanto dichiarato dall’anomala maggioranza targata ABC e dall’esecutivo stesso. Ma andiamo con ordine. Al comma uno dell’articolo, infatti, si definisce certamente la “incandidabilità alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, di incandidabilità alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali” per i condannati in via definitiva per reati gravi (terrorismo, mafia e reati contro la cosa pubblica). Ma attenzione. Sempre nel comma uno si specifica che ciò varrà “entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge”.
Cosa vuol dire questo? Semplice: alle prossime politiche le porte del Parlamento (e non solo del Parlamento) resteranno spalancate per i tanti e tanti condannati che anche oggi sono presenti nelle nostre istituzioni. Eppure, denuncia ad esempio l’Onorevole Favia (Idv), “c’ era stato parere favorevole in commissione ad accorciare questa delega da un anno a sei mesi”. Niente da fare. Il governo non ha recepito l’emendamento Idv. I motivi? Restano oscuri. Fatto sta per un anno nulla cambierà nelle Aule parlamentari e dei consigli regionali, provinciali e comunali. Non a caso, oltre a Idv e Lega, anche Fli ha criticato l’esecutivo. Ma – ça va sans dire – in maniera flebile, astenendosi dal voto.
Ma non finisce qui. Andiamo avanti. Altro incomprensibile comma è il secondo. In un passaggio, infatti, si legge che ci si impegna a “prevedere che non siano temporaneamente candidabili a deputati o a senatori coloro che abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione”. Esattamente: temporaneamente. Come denunciato da Favia, infatti, “la temporaneità deve uscire dai criteri di questa delega”. Ammettiamo infatti che un condannato in via definitiva per reati gravi come quello di mafia, voglia un giorno, a distanza di anni, intraprendere la strada politica. Sarà assolutamente libero di farlo.
Ma i limiti non finiscono certamente qui. A cominciare dal fatto che i condannati in primo e secondo grado anche per reati gravissimi saranno liberi di accedere alle istituzioni. Con conseguenze imbarazzanti: un emendamento (il 4-0600) infatti prevede che chi è condannato in primo grado non possa fare il dirigente pubblico. Con quest’articolo appena approvato, però, si arriva al paradosso: non potrà essere dirigente pubblico, ma tranquillamente potrà fare l’amministratore pubblico. Insomma, un tantino (si fa per dire) di spaventosa incoerenza.
Non solo. Contrariamente a quanto promesso in un primo tempo dall’esecutivo, non è stata nemmeno recepito il codice etico approvato dalla direzione antimafia, che, dunque, resta lettera morta.
Tante belle parole. Ma i fatti stanno a zero. Come sempre.
Fonte:Infiltrato.it

martedì 12 giugno 2012

Esodati, dramma sociale: anche l’Inps smentisce la Fornero


Esodati, dramma sociale: anche l’Inps smentisce la Fornero

Gli esodati? Sono 390.000, anche se il governo ne tutela solo 65.000. La guerra dei numeri che si combatte sulla pelle dei lavoratori registra l’ennesimo colpo di scena, grazie alle cifre fornite dall’Inps. La massa reale delle persone che potrebbero aver diritto ad andare in pensione sulla base delle vecchie regole, secondo il decreto “Salva-Italia” e il “Milleproroghe”, emerge infatti in modo incontrovertibile dalla relazione che l’istituto di previdenza sociale ha inviato al ministero del Lavoro prima della firma del decreto che ha fissato in appena 65.000 il numero dei salvaguardati. A conti fatti, l’Inps mette nero su bianco un buco normativo su almeno 330.000 lavoratori, ora certificato anche nei numeri: la stragrande maggioranza degli esodati non potrà quindi accedere alla pensione, a differenza della minoranza tutelata dalla Fornero.Come se non bastasse, scrive il “Fatto Quotidiano”, la diffusione dei dati ha mandato su tutte le furie il ministro del Lavoro, intervenuta l’11 giugno con Antonio Mastrapasqua, presidente Inpsuna dura critica alla dirigenza dell’ente previdenziale: la Fornero, si legge in una nota, «ha manifestato ai vertici dell’Inps la propria disapprovazione e deplorato la parziale e non ufficiale diffusione di informazioni che ha provocato disagio sociale». Vertici “convocati”, a cominciare dal direttore generale dell’Inps, Mauro Nori, «per avere chiarimenti circa notizie relative a documenti interni all’Istituto contenenti valutazioni che, non corredate da spiegazioni e motivazioni di dettaglio, hanno finito per ingenerare confusione e sconcerto nella pubblica opinione», anche se il governo, ammette la stessa Fornero, è perfettamente consapevole che il provvedimento sugli esodati «non esaurisce la platea di persone interessate alla salvaguardia».
Nel mirino, in particolare, «i lavoratori per i quali sono stati conclusi accordi collettivi di uscita dal mondo del lavoro». Soggetti che «avrebbero avuto accesso al pensionamento in base ai previgenti requisiti – non prima del 2014 – a seguito di periodi di fruizione di ammortizzatori sociali». Sempre il governo conferma «l’impegno per questi altri lavoratori a trovare soluzioni eque e finanziariamente sostenibili». Ma da Susanna Camusso a Stefano Fassina fino ad Antonio Di Pietro, ce n’è abbastanza per sparare ancora sull’esecutivo guidato da Mario Monti. Per il responsabile economico del Pd, «il documento Inps sugli esodati conferma che il provvedimento per i 65.000 è soltanto l’avvio della soluzione del drammatico problema generato dagli errori contenuti nel decreto “Salva-Italia”». Più duro il leader dell’Idv, che parla di un «tira e molla sugli esodati» che «non è degno di uno Stato di diritto». Per la leader della Cgil, «bisogna trovare una norma per Elsa Fornerodare risposte a tutti: qualunque riforma fatta civilmente presuppone una clausola di salvaguardia».
A monte, naturalmente, una scelta politica ben chiara: tagliare le pensioni, senza introdurre una patrimoniale. E’ lo stile del governo Monti: colpire nel mucchio, a partire dall’Iva, dall’Imu e dalla benzina, cercando di introdurre aggravi graduali e progressivi, quasi sottobanco, per non suscitare eccessivo allarme. «Se queste “riforme” fossero state attuate di colpo – dice l’ex ministro Paolo Ferrero – i pensionati avrebbero preteso spiegazioni sullo stato finanziario dell’Inps: che – sorpresa – non è affatto in passivo: e allora perché devono pagare i pensionati?». Perché “lo vuole l’Europa”, naturalmente: l’Europa che emana i suoi diktat attraverso la Bce, coi quali fa cadere i governi eletti e “nomina” i suoi commissari, per imporre l’assurdo rigore di “riforme strutturali” antidemocratiche e antipopolari. Obiettivo finale, lo Stato: privato di sovranità finanziaria e poi costretto addirittura alla follia del “pareggio di bilancio”. Non paga la finanza, che ha architettato l’oligarchia europea dei tecnocrati non-eletti: pagano i lavoratori, le famiglie, le aziende. E, appunto, i pensionati.
Fonte:Libreidee.org

lunedì 11 giugno 2012

CASTA/ La Camera approva: puoi assentarti senza rinunciare alla diaria (se il gruppo accetta…)

L’ultima trovata della casta: d’ora in avanti aumenteranno i deputati che potranno assentarsi dalle sedute di voto senza andare incontro ad alcun tipo di taglio alla diaria (3.500 euro al mese). Il provvedimento, approvato a metà marzo nel silenzio generale, è stato reso pubblico solo la scorsa settimana. E pensare che ad oggi il taglio in caso di assenza si aggirava intorno a sole 200 euro. Briciole a cui i parlamentari non vogliono rinunciare. E intanto il motivo del provvedimento rimane oscuro …

di Carmine Gazzanni
cetto_la_qualunque_CASTAStando a quanto dicono alcuni tra i grandi media italiani, con l’insediamento del governo Monti l’aria è cambiata profondamente. D’altronde – molti lo ricorderanno – il premier, appena salito al Colle da Napolitano, aveva precisato: “la parola d’ordine di quest’esecutivo sarà equità”. E poi i proclami degli stessi partiti: basta sprechi, basta guadagni stellari, basta stipendi incredibili. Insomma, stop alla casta. In questo periodo di sacrifici chiesti alla cittadinanza – dicevano in tanti - è necessario che anche la classe politica stringa la cinghia. Che esempio daremmo altrimenti?
Peccato, però, che nei fatti sia successo esattamente il contrario. Nel silenzio generale a metà marzo è stato approvato alla Camera un provvedimento, reso pubblico soltanto la scorsa settimana con la pubblicazione del bollettino sommario degli organi collegiali che riporta tutte le riunioni del collegio dei questori e dell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati. In pratica, il provvedimento prevede un ammorbidimento che portano a tagli sulla diaria dei parlamentari.
Come sappiamo bene, infatti, i nostri parlamentari sono i più pagati d’Europa. Oltre ad un sostanzioso stipendio (e ad altri privilegi), godono anche di una diaria da 3.500 euro al mese con la quale fanno fronte alle “spese di mantenimento” di segreteria e di rappresentanza (art. 2 legge n. 1261 del 1965). Questa diaria può andare incontro ad alcuni (irrisori) tagli: in caso di assenza del parlamentare dalle sedute di voto o dalle riunioni di commissione, infatti, è previsto un taglio di circa 200 euro.
Briciole insomma. Eppure il nuovo regolamento prevede, per così dire, cause di ‘assenze giustificate’ che eviterebbero ai parlamentari il taglio anche di queste 200 euro. Nel bollettino, infatti, si legge che “si può ritenere giustificabili i deputati risultati assenti per ricovero ospedaliero ovvero per malattia certificata da un medico dell’azienda sanitaria locale di appartenenza o da una struttura sanitaria pubblica”. Assenza in questo caso legittima. Così come lo è l’assenza di parlamentari in caso “di lutto di congiunti” e, per un numero massimo di tre giorni al mese, in caso di “familiari permanentemente invalidi”. Fin qui, dunque, niente da ridire.
Ma andando avanti si legge che “tenendo conto di una esigenza rappresentata dai gruppi parlamentari, si propone di incrementare il numero dei deputati giustificabili da parte dei gruppi medesimi, in ragione della loro consistenza numerica”. Cerchiamo di capire. Fino ad ora il regolamento prevedeva che all’interno di ogni gruppo parlamentare ci fosse un ristretto numero di politici a cui era permesso un numero maggiore di assenze. Che dunque venivano giustificate. Stiamo parlando, nella maggior parte dei casi, dei leader impegnati – chiaramente –anche nell’attività interna del partito e nei vari incontri e riunioni giro per l’Italia.
Ora, invece, la platea dei ‘giustificati’ aumenterà (“si propone di incrementare il numero dei deputati giustificabili da parte dei gruppi medesimi”). Il motivo? Rimane oscuro. Si sa solo che il numero dipenderà dalla “consistenza numerica” di ogni gruppo. Con la conseguenza evidente che – senza che ci sia alcuna ragione – Pd e Pdl avranno diritto a maggiori parlamentari che potranno assentarsi. Senza rinunciare ad un solo centesimo della loro diaria.
Si spera che qualcuno (magari proprio il Presidente della Camera che ha permesso questo cambiamento nel regolamento interno) spieghi le ragioni di tali modifiche. Perché a pensar male – ci mancherebbe – si fa peccato. Ma non sono pochi i parlamentari avvocati, professori, imprenditori e via dicendo che potrebbero approfittare del condono per far fronte alle loro esigenze lavorative e ai loro interessi personali. Godendo comunque dei 3.500 euro tondi di diaria a fine mese.
Fonte:Infiltrato.it

domenica 10 giugno 2012

Perché il Pd non è un partito di sinistra


In Italia esistono tre destre: la destra di Berlusconi, che si traduce nel fare gli interessi di Berlusconi; la destra dei tecnocrati, che si traduce nel fare gli interessi di chi ha di più; e poi il Pd, che si traduce nel fare gli interessi di chi ha di più. Cosa cambia fra tecnocrati e Pd? Che i tecnocrati lo fanno con naturalezza, nel Pd lo si fa con lo zelo tipico di chi vuole emendarsi dalle colpe passate. In questo caso, aver militato in un partito denominato “comunista”. Il dirigente piddino ha perduto (volutamente, pervicacemente) ogni legame col proprio passato alla fondazione del Pd stesso. Con la scusa di disfarsi dei vecchi simboli – ricordate?, tutto quell’armamentario fatto di bandiere rosse, feste dell’Unità, la dizione “di sinistra”, le sezioni trasformate in circoli e così via – ha consentito a se stesso di fare il salto di qualità: abiura totale in cambio del fedele servizio alla Causa. Cioè levarsi dai coglioni il mondo del lavoro per sposare il mondo dei datori di lavoro. Scusate se è poco. In ogni spunto e riflessione, il rappresentante medio del Pd (pochissime eccezioni, ma un nome va fatto: Enrico Rossi) riesce a esprimere – e spesso realizzare – posizioni chiaramente “moderate”. Ma furbescamente ammanta tutto ciò con la parolina magica: «riformismo». Tradotto, lo smantellamento dello Stato sociale. Però graduale. Spacciando per una cosa di sinistra – appunto – la gradualità in questa rincorsa verso un destino considerato ineluttabile. Vedi l’avvincente storia della riforma Fornero (articolo 18).
Si fa un gran parlare di coalizioni, alleanze, liste civiche. Sui programmi, silenzio totale. Siccome destra e sinistra esistono eccome, anche se Beppe Grillo dice di no, un elettore medio di sinistra (non il comandante Marcos) a un eventuale governo progressista chiederebbe: abolirete la legge Biagi? Farete tornare l’articolo 18 così com’era? Inchioderete i Marchionne di questo Paese alle proprie responsabilità? Metterete una patrimoniale vera? Riporterete a casa le truppe in Afghanistan e in Iraq? Garantirete a due persone dello stesso sesso la possibilità di sposarsi? Il testamento biologico sarà finalmente legge?
Chi conosce minimamente il Pd, così com’è composto e guidato oggi, sa che la risposta a queste sette semplicissime domande è «no». Ecco perché il Pd non è di sinistra. Ed ecco perché continuare a sperare in un ravvedimento di chi lo guida è tempo perso.
PS. Nel Pd una cosa bella c’è. Sono gran parte dei suoi militanti e simpatizzanti, che invece direbbero dei convinti “sì” a quelle sette – banalissime – richieste.
di Matteo Pucciarelli 
scritto sul blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/06/04

 

Ecco a cosa serve l'europa e l'euro

di Fosforo31



Non hanno capito (o meglio: non vogliono capire) l'uovo di Colombo, cioè che l'economia (ovvero produzione e consumi) non si rilancia salvando le banche, ma salvando le aziende e i posti di lavoro e investendo nell'innovazione (es. nel settore delle fonti energetiche rinnovabili).  Qualche banca (non tutte) si potrà e si dovrà pur salvare, ma non certo gratis, bensì nazionalizzandola. E non hanno capito (o meglio: non vogliono capire) che la finanza ormai è sempre più un peso morto, una palla al piede, un sistema parassitario dell'economia, e che deve essere sottoposta a un drastico dimagrimento forzato, per es. con patrimoniali e Tobin tax molto salate e con un rigido controllo pubblico su banche e Borse. E non hanno capito (o meglio: non vogliono capire) che il problema non è l'euro, è il non-governo, il non-Stato che stanno dietro l'euro, moneta potenzialmente fortissima ma fondata sulle sabbie mobili. Naturalmente non illudiamoci che nazionalizzare banche, dimagrire la finanza e unificare politicamente l'Europa sarebbero pasti gratis. Ci sarebbe una transizione lunga e difficile, ma il peso maggiore cadrebbe sui privilegiati che hanno goduto per troppi anni di pasti gratis, non sulla gente comune. Alternative a tutto questo? In questo momento francamente non ne vedo. Se continua così, entro tre anni al massimo noi e la Spagna staremo come sta la Grecia ora, anzi peggio, perché con la lira e la peseta non andremo da nessuna parte: ritorneremo al tenore di vita degli anni 50. E ce lo saremo meritato, e ci farà anche bene. Saluti

venerdì 8 giugno 2012

FIOM VS FIAT/ Termoli, parla Maurizio Landini: “L’attacco dell’azienda è contro la Costituzione”

Secondo il segretario nazionale, al di là di sigle e lavoratori, l’atteggiamento della Fiat vìola i dettami costituzionali contenuti negli articoli 2, 3 e 39. “Le persone che compiono lo stesso lavoro devono essere retribuite allo stesso modo”, questo è il pensiero su Termoli. “Continuiamo a lottare, forti di una sentenza del Tribunale di Modena”. Dove il giudice del lavoro Carla Pontario ha dichiarato non manifestamente infondata l’eccezione di legittimità costituzionale dell’articolo 19 della legge 300 del 20 maggio 1970. Che tradotto significa: sarà la Corte Costituzionale a stabilire se il comportamento della Fiat va contro la norma più alta dell’ordinamento giudiziario italiano.

di Viviana Pizzi
Landini_Maurizio_fiom“Escludere un sindacato (in questo caso la Fiom ndr) dalle trattative con l’azienda non è un atto solo contro la sigla o i lavoratori ma contro la Costituzione”. Lo ha dichiarato a Infiltrato.it il segretario nazionale della Fiom Cgil Maurizio Landini in seguito alle ultime vicende che hanno caratterizzato lo scontro con la Fiat Powertrain di Termoli, con particolare riferimento all’ultima trovata dell’azienda che ha pensato di sottrarre 250 euro dalla busta paga di chi sceglie di farsi rappresentare dalla Fiom Cgil applicando il contratto del 2008.
“Mi sembra - ha aggiunto Maurizio Landini - che di fronte a una sentenza di questo tipo si muova una evidente logica di ritorsione. Che non va soltanto contro i lavoratori o il sindacato ma anche contro i giudici che hanno emesso la sentenza del Tribunale di Larino che riammette la Fiom a partecipare alla vita dell’azienda”.
Il pensiero di Maurizio Landini appare chiaro e avvalora la tesi della discriminazione tra operai che abbiamo portato avanti in questi ultimi giorni.
“La Fiat – ha continuato - non sta rispettando un principio costituzionale importante secondo il quale le persone che  compiono lo stesso lavoro devono essere retribuite allo stesso modo. Per fare questo è uscita da Confindustria pensando di poter applicare leggi proprie in spregio dei principi egualitari della Costituzione Italiana”.
Secondo Maurizio Landini in questo modo si sta tentando di annullare la presenza della Fiom all’interno dell’azienda termolese. E il problema non è solo della Fiom, visto che si rischia un confronto  a orologeria. Usando le sue parole “fino a quando lo decidono loro”.
“Come sindacato – ha sottolineato - andremo avanti nella lotta forti anche di una sentenza di ieri del Tribunale di Modena nella quale il comportamento antisindacale e l’interpretazione dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori da parte di alcune aziende del gruppo Fiat sarà oggetto di attenzione del primo ministro Monti e di tutto il governo”.
Ma cosa ha fatto il giudice di Modena? Si è trovato di fronte a una situazione simile a quella sollevata a Termoli. New Holland, Maserati e Ferrari non avevano ritenuto di convalidare le elezioni dei rappresentanti sindacali della Fiom Cgil interpretando una norma contenuta nell’articolo 19 della legge 300 del 20 maggio del 1970.
Nel dispositivo del giudice si legge chiaramente questo passaggio scritto dal giudice del lavoro Carla Pontario: visto l'art. 23 L. 87,'1953, dichiara rilevante e non manifestamente infondata l ' eccezione di legittimità costituzionale dell'articolo 19 lettera bl d,ella legge n . 300 del 20 maggio 1970, per contrasto con gli articoli 2, 3 e 39 della Costituzione. Dispone l'immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale e sospende il giudizio in corso.
Tutto questo significa una sola cosa: che la Corte Costituzionale si esprimerà sul caso di Modena dichiarando una volta per tutte se è legittimo escludere le rappresentanze sindacali da un’azienda. Questo che sia del settore metalmeccanico o di qualsiasi altro settore. Sarà un giudice, il quale parere sarà inappellabile, a stabilire se la Fiat e le aziende del suo gruppo rispettano le leggi nazionali e immutabili della carta costituzionale.
Non sarà quindi più possibile, dopo questa pronuncia, dare un’interpretazione soggettiva del dettato normativo. Non ci saranno ricorsi in appello che terranno se la Corte Costituzionale dovesse dichiarare illegittimo il comportamento della Fiat. Ogni giudice del Lavoro, in caso di analogia come quella che esiste tra i casi Modena e Termoli, dovrà attenersi al dettame Costituzionale. Senza se e senza ma. E allora, solo allora, si saprà chi sarà il vero vincitore della partita a scacchi tra i padroni e i lavoratori.
Fonte:Infiltrato.it

CINQUE PER MILLE/ Il Governo taglia 80 milioni di euro previsti per le onlus. Sebbene nessuna legge glielo permetta

Che fine hanno fatto gli 80 milioni di euro destinati dai cittadini a enti non profit, università, alla ricerca, o alle attività sociali dei Comuni, attraverso il cinque per mille? Stando alle dichiarazione dei redditi 2010, infatti, la somma ammonterebbe a 463 milioni di euro, ma l’Agenzia delle entrate ha previsto una distribuzione pari a 383 milioni di euro. E, nonostante diverse onlus si stanno mobilitando per questo taglio ingiustificato, nonostante sia stata presentata anche un’interrogazione parlamentare, dal governo, al momento, nessuna risposta.

di Carmine Gazzanni
mario_monti_e_vittorio_grilliLa notizia è di quelle spiazzanti. A segnalare la stranezza è stata alcuni giorni fa Valentina Melis su Il Sole 24 Ore. Una sforbiciata pari al 17% della quota totale che i contribuenti hanno destinato attraverso il cinque per mille. E, cosa ancora più incredibile, non c’è alcuna ragione che giustifichi il taglio, nessun riferimento legislativo, né dal Governo arrivano risposte in merito.
Lo scorso 25 maggio, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha reso noto l’elenco definitivo dei soggetti che beneficeranno del cinque per mille. La somma prevista e che sarà distribuita tra gli enti sarà di 383 milioni di euro. Peccato, però, che da quanto risulta dalle dichiarazione dei redditi 2010 dei contribuenti che hanno versato il loro cinque per mille, la quota effettiva sarebbe dovuta essere di 463 milioni di euro. Un taglio, dunque, di 80 milioni di euro. Il 17% in meno rispetto a quanto realmente previsto dai cittadini. “Più che cinque per mille – afferma a giusta ragione la Melis – dovrebbe chiamarsi 4 per mille”.
Una stranezza che non ha precedenti, se si considera che il taglio non ha ragione di esistere, dato che nessuna normativa a riguardo prevede tale taglio. Una scelta a oltranza, dunque. Non comunicata preventivamente da nessuno. Ma semplicemente effettuata.
Si comprende, pertanto, lo sgomento di tante e tante onlus che, pur vedendo aumentati i contribuenti che hanno versato il loro cinque per mille (oltre 16 milioni, rispetto ai 15,4 milioni dell’anno precedente), si sono visti destinare meno soldi rispetto all’anno precedente. È il caso, ad esempio, dell’Airc. L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, infatti, nel 2010 ha avuto circa 150 mila preferenze in più rispetto al 2009. Ma invece di sessanta milioni, ne riceverà 54.
Proprio per questo motivo diverse onlus (tra cui anche la stessa Airc) hanno indirizzato al ministero dell’economia una lettera per chiedere lumi sull’accaduto. Si legge nella missiva che, a fronte del taglio, “ad oggi il Governo non ha espresso alcuna posizione. Riteniamo, invece, che, in nome della trasparenza e del corretto rapporto tra amministrati e amministratori, una risposta articolata e ufficiale non possa mancare”.
Una risposta che, però, ad oggi come detto continua a mancare. Né c’è stata alcuna posizione da parte di Mario Monti e Vittorio Grilli (i destinatari della lettera) in merito all’interrogazione parlamentare presentata dall’Onorevole Chiara Moroni (Fli) che chiede – anche lei – se il governo “intenda motivare il taglio delle risorse del cinque per mille avvenuto senza alcuna forma di comunicazione preventiva ai beneficiari”.
Intanto è partita anche una petizione che ha già raccolto l’adesione di più di 2.200 cittadini, oltreché di importanti onlus (tra le altre Emergency e Unicef). Ma tra i firmatari anche aziende private e finanche enti pubblici. Ma dal dicastero, al momento, non si sente volare una maschera. Con buona pace degli enti. E, soprattutto, dei contribuenti che, probabilmente, arriveranno alla prossima dichiarazione alquanto sfiduciati.
Fonte:Infiltrato.it