martedì 9 ottobre 2012

Vaccini inutili e dannosi: il business avvelena i neonati

Effetti indesiderati o appositamente voluti per far soldi sulla pelle di esseri indifesi col pretesto scientifico? «Il nome – denuncia il giornalista Gianni Lannes – è quello di un killer legalmente autorizzato ad avvelenare i bambini e a trasformarli in pazienti cronici, danneggiando irreversibilmente le loro difese immunitarie». Si chiama “Infanrix Hexa”, costa quasi 100 euro ed è il vaccino esavalente, somministrato in un’unica soluzione, prodotto dalla britannica Glaxo, condannata più volte negli Usa per aver provocato la morte di parecchie persone. L’obbligo di legge per i neonati riguarda solo difterite, tetano, poliomielite ed epatite B. Ma nella dose diffusa ci sono gli antigeni per altre due malattie infettive. Secondo l’Istituto superiore di sanità, la copertura è ottimale e non c’è nessun rischio provato. Anzi, «il vero scandalo è contrarre virus perché si rifiuta il vaccino».
Vaccinazioni obbligatorie in tutta Italia, tranne nelle regioni come il Veneto dove sono diventate facoltative. «Mio figlio autistico a causa dei vaccini», vaccinoha denunciato l’infermiere Gabriele Milani. La vaccinazione contro l’epatite B, contenuta anch’essa nell’esavalente e introdotta «grazie alle tangenti ricevute dall’ex ministro della salute Francesco De Lorenzo», secondo Lannes è «totalmente illegale e truffaldina, in considerazione del fatto che l’ex ministro è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione». Il ministro è sparito ma la vaccinazione è rimasta, scrive Lannes in un intervento pubblicato dal blog “Informare per Resistere”, che denuncia svariati abusi commessi al solo scopo di gonfiare la spesa farmaceutica, anche sulla pelle dei piccoli pazienti e all’insaputa dei famigliari: «Sovente i genitori non sono puntualmente informati dai medici pediatri preposti al servizio delle aziende sanitarie locali, così in una botta sola vengono iniettati ai pargoli oltre a quelli obbligatori, anche i raccomandati “Haemophilus B” e pertosse».
Una madre: «Sette vaccini contemporanei alla prima somministrazione non sono troppi?». Se sono obbligatori solo 4 vaccini, perché invece se ne somministrano addirittura 6 e anche di più? «Non è che si usano i neonati come cavie?», si interroga il Codacons. Oltretutto, anche nelle vaccinazioni obbligatorie si annida il pericolo invisibile dei metalli pesanti. «Il decreto ministeriale del 27 giugno 2003 aveva messo al bando il mercurio», dice Lannes, ma «a distanza di 9 anni è ancora presente nella composizione», come certificato da recenti analisi europee. Non è tutto: negli adiuvanti compare anche l’alluminio in dosi macroscopiche. «Secondo il ministero della Salute e l’istituto Superiore di sanità è tutto a posto e non c’è nessun pericolo. Inverosimile. Come la mettiamo con gli effetti collaterali e le L'ex ministro Francesco De Lorenzomalattie insabbiate? Possibile che debba prevalere il profitto economico sulla salute?».
Due sentenze giudiziarie hanno da poco scosso il mondo della pediatria: c’è una relazione tra i vaccini obbligatori, somministrati ai nostri figli, e l’autismo. Lo hanno detto due giudici, a Rimini e a Torino, disponendo risarcimenti miliardari. Problema: i vaccini sono utili o soltanto pericolosi? «Perché sono obbligatori da noi e in Francia, ma nel resto d’Europa solo consigliati?». Associazioni di genitori che hanno vissuto disgrazie cliniche dopo una vaccinazione, il Comilva ad esempio, pubblicano in Rete studi sconosciuti all’opinione pubblica. Per quale motivo, si interroga Lannes, il governo Monti non rende noto il numero complessivo delle persone danneggiate nel nostro paese? La legge 210 del 1992 parla chiaro: “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati”. E dunque: «Che ragione c’era di promulgare una normativa del genere se lo Stato è in regola?».
Il settore, continua Lannes, è intorbidito da trucchi e pericoli, a cominciare dalla presenza “clandestina” del mercurio in alcuni composti, come il Thiomersale. «In sostanza, è consentita l’omissione di informazioni pur essendo confermato che potrebbe ugualmente avvenire una sensibilizzazione (reazione allergica) al prodotto». Gli ultimi dati rivelano che, fra il 1993 e il 1996, ben 7.000 bambini nordamericani sono morti a seguito di reazioni avverse ai vaccini ed altri 333.000 hanno avuto danni permanenti. In Giappone i casi di “sindrome da morte improvvisa” sono scomparsi, immediatamente dopo che l’età delle vaccinazioni obbligatorie è stata spostata dai due mesi di vita ai due anni. E’ ben noto alle autorità sanitarie che col boom dei casi di autismo infantile a partire dal 1992, i bambini e malattieneonati hanno ricevuto per ciclo vaccinale un quantità variabile tra 125 e 175 micro-grammi di mercurio, spropositata per il loro peso.
Il mercurio, continua Lannes, è contenuto anche nell’“Infanrix Hexa”, spacciato per “libero da sali di mercurio”. Idem per l’alluminio, che è «una comprovata neurotossina» ed è «l’adiuvante più comunemente utilizzato nei vaccini». Nonostante l’uso diffuso degli adiuvanti di alluminio, la comprensione della scienza medica in merito al loro meccanismo d’azione è ancora notevolmente scarsa, spiega Lannes. C’è anche una relativa scarsità di dati sulla tossicologia e la farmacocinetica di questi composti ma, nonostante questo, la fantasiosa nozione che l’alluminio nei vaccini è “sicuro” è spesso ampiamente accettata. «Ricerche indipendenti, tuttavia, dimostrano che gli adiuvanti in alluminio hanno la potenzialità di indurre gravi disturbi immunologici e neurologici negli esseri umani. In particolare, l’alluminio sotto forma di adiuvante comporta un rischio di reazioni autoimmunitarie, infiammazioni cerebrali a lungo termine associate a complicazioni neurologiche con conseguenze negative, profonde e diffuse».
Se le virtù del vaccino sono spesso sopravvalutate, mentre il rischio è sempre sottovalutato, preoccupa anche la mancanza di qualsiasi valutazione tossicologica sulla somministrazione concomitante di alluminio con altri composti tossici riconosciuti, ordinariamente presenti nei vaccini. L’elenco è lungo: formaldeide, formalina, fenossietanolo, fenolo, borato di sodio, polisorbato 80, glutaraldeide. «Il risultato è che i bambini assumono quantità molto più elevate rispetto agli standard di sicurezza considerati dalle agenzie regolatorie, e gli adulti stanno aggiungendo quantità elevate cumulative di alluminio nei loro corpi». Dei numerosi vaccini inoculati ai neonati, molti dei quali contengono alluminio, si è dimostrato come i bambini ottengono dosi circa 46 volte superiori a quelle considerate sicure dalle agenzie governative. «Queste megadosi possono avere un effetto devastante sul cervello, argomenta il professor Russell Blaylock Russell Blaylock(neurochirurgo, autore e docente universitario), causando danni al cervello nei bambini e l’insorgenza del morbo di Alzheimer negli adulti».
«L’alluminio è tossico», afferma Blaylock. «Un’avvincente ricerca ha dimostrato che l’alluminio è una neurotossina cumulativa, anche in piccole concentrazioni. Esso ha la tendenza a concentrarsi nell’ippocampo, una zona del cervello vitale per funzioni cruciali, tra cui apprendimento, memoria e comportamento». Recenti ricerche hanno dimostrato che l’alluminio nei vaccini sta producendo gravi problemi nel cervello dei bambini in via di sviluppo, dice il professore. «Le prove sono schiaccianti, ma molti medici e funzionari le ignorano. Rifiutano di guardare le prove perché sono spaventati dalla potenza delle evidenze». Un quadro più che allarmante: «L’incidenza di disturbi neurologici come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e Alzheimer sta esplodendo». La causa sarebbero proprio le tossine come l’alluminio dei vaccini, «e nessuno sta dicendo la verità».
Secondo l’Efsa, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, la quantità settimanale di alluminio nella dieta di una persona adulta non dovrebbe superare 1 milligrammo per ogni chilo di peso corporeo, riducendo di ben 7 volte la soglia precedente. Massima attenzione rispetto ad alcuni alimenti come pane, dolci, biscotti, cereali, spinaci, funghi e lattuga, fino ai latti artificiali per neonati. «Dopo l’assorbimento – afferma l’Efsa – l’alluminio si distribuisce in tutti i tessuti degli animali e dell’uomo accumulandosi in alcuni di essi, in particolare nelle ossa. Il principale trasportatore degli ioni Carlo Rienzi, presidente del Codaconsdi alluminio nel plasma è la proteina legante il ferro, la transferrina. L’alluminio è in grado di penetrare nel cervello e raggiungere la placenta e il feto».
La Corte dei Conti ha convocato il Codacons in merito allo scandalo dello spreco di soldi pubblici per vaccini pediatrici inutili se non addirittura pericolosi, a seguito di un esposto del dicembre 2011. Se in Italia sono obbligatori solo i vaccini contro difterite, tetano, polio ed epatite virale B, perché nelle Asl – denuncia il Codacons – anziché informare correttamente i genitori, spesso viene fornito ed iniettato ai piccoli il nuovo vaccino esavalente che contiene anche due vaccini facoltativi, contro pertosse e influenza? Fatto grave: non è disponibile un’unica soluzione coi soli 4 vaccini obbligatori. Rischio: il sovraccarico di sostanze potrebbe comportare uno choc del sistema immunitario.
Sul fronte economico, aggiunge Lannes, la procedura comporta un evidente spreco di soldi pubblici: «La maggiore spesa a carico della collettività è pari a 114 milioni di euro all’anno». Il Codacons, che ha illustrato la questione alla Corte dei Conti, ha già inviato un esposto alla magistratura contabile, al ministero della Salute e alla Procura della Repubblica di Roma, denunciando i fatti alla luce del possibili reati di truffa e abuso d’ufficio, e chiedendo di accertare il comportamento dell’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, cioè l’ente che autorizza la commercializzazione dei vaccini esavalenti oggi Gianni Lannesutilizzati nelle nostre Asl. «Maggiore è la spesa farmaceutica dei vaccini e più grande è il guadagno di Big Pharma», conclude Lannes.
«E’ ovvio che si aumenti il numero dei vaccini, pediatrici e non solo», come quelli contro l’aviaria o addirittura l’obesità: se le multinazionali farmaceutiche non ricercassero esclusivamente il profitto economico, avrebbero commercializzato anche i soli vaccini obbligatori, fornendo ai genitori un’alternativa concreta all’esavalente. «La vaccinazione dovrebbe essere una scelta, da valutare caso per caso, dopo aver ricevuto un’informazione corretta dalle autorità sanitarie». Invece, protesta Lannes, i genitori restano al buio, «a volte pressati e minacciati psicologicamente», e quindi «accettano passivamente questo bombardamento al sistema immunitario del proprio figlio». Domanda: «Quante altre generazioni di bambini perderanno la salute per un cinico business?».
Fonte.Libreidee.org

lunedì 8 ottobre 2012

Capitani senza seguito: il surreale viaggio del governo Monti

Diceva De Gaulle che il potere non lo si prende, lo si raccatta. Grande. Nessun annacquamento, tutto prodotto genuino. Che pena vedere invece il nostro Capo Contabile la settimana scorsa mettersi sulla scia del generale, dicendo tutto serio con il suo abitino grigio che sì, beninteso solo in caso di bisogno, si sarebbe reso disponibile per servire il Paese. Molto difficile trattenere l’irrispettosa memoria che corre a Renato Rascel e al suo corazziere con lo sgabello.

Il fatto è che per certi ruoli bisogna esserci tagliati e lo stimato Professore per quello del condottiero risulta leggermente sotto misura, non me ne voglia. Come viene infatti giudicato nel mondo chi guida una qualsiasi compagine (una squadra, un’azienda, un esercito, una parrocchia, una nazione, non fa differenza)?  Dai risultati. I fatti sono lì, ci si può sbizzarrire a interpretarli, magari a giustificarli, ma non possono essere cambiati. Ecco i risultati del governo Monti dopo quasi un anno di governo: disoccupazione in aumento inarrestabile, inflazione che sale nonostante la crisi, chiusure aziendali in accelerazione, debito pubblico che continua a montare, spesa pubblica ancora senza controllo, tagli ai costi della politica non visti, pressione fiscale ai massimi storici, prezzi di benzina, energia e bollette varie in continua salita, consumi in picchiata sempre più accelerata, semplificazione burocratica non pervenuta, riforme sempre più impantanate e di quel poco che è stato fatto effetti molto dubbi quando non chiaramente dannosi, imprese abbandonate al loro destino, sindacato indotto a ricompattarsi regredendo su posizioni massimaliste. E, a cappello di tutto, l’inquietante sensazione di uno Stato che rende vani i provvedimento che esso stesso si dà, a velocità crescente, in un tripudio schizofrenico di ingiunzioni destinate ad essere disattese.

Unico indicatore positivo in questo naufragio, il famoso spread leggermente migliorato, più per effetto di decisioni europee che per qualsivoglia azione italiana. Mi chiedo: visto che nel caso in questione volendo valutare la condotta governativa non abbiamo nemmeno l’impiccio del pregiudizio dovuto all’appartenenza politica, dato che in questo senso il Professore è asessuato, cos’è che chiude gli occhi di tanti italiani, di tanti autorevoli commentatori ed (ex) politici di professione che continuano, in questa situazione, a ritenere che Monti alla fine salverà il Paese e che a lui sarà giocoforza ricorrere di nuovo, dopo le elezioni? Cosa serve ancora per capire che non si può più avere fiducia di chi non riesce a far eseguire ciò che dispone ? E che il cuore della questione italiana consiste nel potere di interdizione, ancora praticamente intatto, detenuto dal mostro burocratico-amministrativo? E che se non si estingue questo come si farebbe con un tumore maligno qualsiasi provvedimento governativo volto al cambiamento sarà destinato a fare la fine delle grida manzoniane?

Gli italiani, per il momento, si sono salvati (e non tutti) attingendo alle risorse nascoste di un popolo apparentemente festaiolo ma sostanzialmente attento, anche se in modo talvolta assai poco civile, alla "roba". Chiamatela solidarietà familiare o intergenerazionale o come volete ma a non lasciare sulla strada i milioni di nuovi marginali generati dalla crisi non ci ha  certo pensato lo stimato Professore, che anzi insieme ai suoi tecnici ha peggiorato la situazione. Per tamponare la difficoltà si è invece attinto alle riserve nascoste accumulate negli anni buoni dalle passate generazioni. Queste riserve non dureranno a lungo.

A questo punto sentire in radio o TV rappresentanti del governo che si complimentano con il senso di responsabilità dimostrato dagli italiani che non si sono, ancora, lasciati andare a proteste violente come in altri Paesi che stanno peggio di noi, ti fa sentire nella posizione del cornuto e mazziato. Temo che questi tecnici avranno, tra non molto, una volta che si troveranno disoccupati anche loro, di che riflettere. Suggerirei loro di iniziare la riflessione considerando alcuni aspetti dello stile montiano che sono alla base del drammatico ritardo di una qualsiasi crescita – l’unica cosa che avrebbe potuto salvarci – e che, conseguentemente, renderanno impossibile qualsiasi salvezza, nonostante il tanto sbandierato recupero della credibilità. Le parole e gli annunci senza alcun seguito non possono infatti sostituire a lungo l’azione effettiva.

Il primo di questi aspetti è il cinismo. Anche se è quasi inevitabile che un governante incappi ogni tanto nel cinismo – se vogliamo essere realisti – lo stimato Professore ne è un puro concentrato. Ha preso soldi dover era facile prenderli e non invece dove avrebbe dovuto prenderli, mettendo in sofferenza la parte più debole della società. In questo modo, per tranquillizzare i mercati, ha tolto qualsiasi ossigeno alla ripresa economica. Complimenti.

Il secondo aspetto è l’ignoranza. Non sapeva il Professore che il sistema amministrativo dello Stato è appositamente congegnato da menti diaboliche per rendere vana qualsiasi azione riformatrice volta alla trasparenza, alla modernizzazione e alla restituzione ai cittadini di parte del potere loro estorto? Se lo avesse saputo avrebbe magari usato qualsiasi mezzo legale (guardia di finanza, carabinieri – come fece Cossiga una volta – decreti legge a raffica, ecc.) per neutralizzare il prevedibile blocco conservatore risparmiandoci così questo assurdo spettacolo di un governo che tira fuori centinaia di provvedimenti senza che alcunché succeda perché mancano regolamenti e dispositivi attuativi (il solito trucco). Perché Monti, come avrebbe fatto qualsiasi manager mediamente preparato, non ha dedicato più tempo  iniziale a disinnescare le trappole nascoste che erano sul cammino ? Glie le dobbiamo insegnare noi queste cose? Come risolvere ora il problema del blocco quasi totale a qualsiasi provvedimento emanato o di prossima emanazione opposto da una burocrazia fin troppo “intelligente”? E pensa, il Professore, che l’attivismo delle ultime ore possa far finalmente agguantare una ruota che scivola sul ghiaccio da troppi mesi?

Infine il terzo aspetto è costituito dalla totale assenza, nell’azione montiana, di una idea–guida centrale che possa essere compresa e fatta propria  dalla gente e che, quando c’è,  accredita un capo come leader facendone accettare i provvedimenti impopolari. Chi ha “salvato” il proprio Paese – figure come  Blair, Bonaparte, Caterina di Russia, Churchill, De Gaulle, Ivan il Terribile,  Kohl, Pietro il Grande, Reagan, Thatcher e tanti altri – ha quasi sempre dovuto chiedere al proprio popolo sacrifici che ridicolizzano quelli chiesti  (per adesso) a noi dai nostri tristi tecnici. Si può chiedere tutto alla gente, anche di sacrificare la propria vita, ma dietro ci deve essere un progetto degno, che non può essere limitato al conto economico in ordine. Tralascio volutamente l’aspetto “legittimità”, legato al voto. Mi sembra talmente ovvio che non credo valga la pena parlarne.
Pepe Caglini
Fonte:Tiscali.it

sabato 6 ottobre 2012

Il "povero" assessore si lamenta su Twitter: "Prendo solo 8mila euro al mese..."

I tweet di Raffaele CattaneoROMA - "Solo ottomila euro al mese? Non so come sopravvivere". Il consigliere regionale del Pdl Lombardia lancia il suo (disperato) appello su Twitter dopo i tagli ai costi della politica con il decreto del governo Monti. E il popolo della rete reagisce: "Manca di rispetto a chi è davvero in crisi". Lo sfogo del politico inizia con un pacato tweet: "Ho letto il decreto sul taglio alle Regioni: drastica riduzione dell'indennità entro il 30.11 e nessuna pensione. Uno come me cosa deve fare?". Poi in un crescendo di "disperazione" il (povero) consigliere continua: "Dunque: non rubo e quindi non ho tesori all"estero. Vivo di ciò che fra un mese mi verrà dimezzato e tra mutuo, rette,ecc non so come fare". Ma Cattaneo ci tiene a sottolineare il suo impegno come funzionario politico: "Se fossi rimasto un dirigente guadagnerei già ora di più figuriamoci dopo i tagli. Che faccio? Siamo sicuri che così la politica migliorerà? - e ancora - O forse sull'onda dell'emotività, insieme agli enti locali, stiamo distruggendo la democrazia? Ogni dittatore diventa tale a furor di popolo". Insomma, Cattaneo non sa proprio come fare per sopravvivere. E così, tra un "vergogna" ed un "Spero che un hacker si sia impossessato del suo twitter o altrimenti davvero manca di rispetto a mln italiani davvero in crisi!", scritto da Davide D'Antoni sulla pagina Twitter del politico, la discussione prende forma. Poi qualcuno, Francesca Prosperi, ha il coraggio di fare la incresciosa domanda: "Mi scusi, assessore, quanto guadagna ora e quando guadagnerà dopo?". E la risposta gela il sangue: "Ora guadagno circa 8mila euro per 12 mensilità. Non è poco, è distante dai 14mila di cui si favoleggia. Dopo circa la metà". Speriamo che Twitter stia già organizzando una colletta. Speranza non vana, con Davide D'Antoni che prontamente ritweetta: "Politico 'coraggioso' che lamenta di non poter più arrivare a fine mese con tagli governo Monti ...PROPONGO UNA COLLETTA!!". E intanto lo scontro tra italiani indignati e Cattaneo continua sulla pagina Twitter del (povero) consigliere lombardo.
Fonte:Blizquotidiano.it

sabato 29 settembre 2012

Se la politica volesse salvarsi dovrebbe riportare parte del potere nelle mani dei cittadini

Quando le pubbliche malversazioni fanno come le ciliegie che una tira l’altra, il vento dell’antipolitica monta a forza di burrasca, il consenso nei confronti dei partiti tradizionali scende a minimi storici e capipopolo improvvisati riescono a intercettare legittime aspirazioni di cambiamento che non trovano soddisfazione nelle minestre riscaldate che vengono propinate da ex mostri sacri senza più un’idea che sia una nelle loro teste frastornate, ebbene, quando succede tutto questo, la Politica vera, laddove ne esistesse una, dovrebbe porsi alcune domande. La prima delle quali potrebbe essere questa: abbiamo forse tradito il patto che ci legava agli elettori, ci siamo forse allargati un po’ troppo, abbiamo invaso ambiti che non ci sono propri e abbiamo magari fatto tutto questo con una tracotanza che non poteva, un giorno , non rivolgersi contro di noi come un boomerang ?

Sarà forse perché chi ha un martello vede chiodi dappertutto ma quando lo studioso di organizzazione guarda la politica di oggi questa non può non sembrargli come il letto di un fachiro. E nessuno in giro a tentare di ribattere almeno qualche chiodo. Quali consigli, da non addetti ai lavori s’intende, dare dunque ad una Politica che, disponendo ancora – per pura ipotesi – di un residuo istinto di sopravvivenza volesse, pur di misura, evitare il baratro che ha di fronte? Mi limiterei a tre banali considerazioni, chiarissime all’uomo della strada ma incomprensibilmente oscure ai professionisti della politica.

Riportare almeno parte del potere nelle mani dei cittadini. E’ molto difficile presso le persone comuni, come siamo tutti noi, accreditare l’idea che le decisioni che riguardano le condizioni di impiego di quei particolari servitori pro-tempore dello Stato quali sono (o dovrebbero essere) i politici quando ricevono un incarico ufficiale – dallo stipendio, ai rimborsi spese, ai benefit, alla pensione, ai posti disponibili in Parlamento e varie assemblee, alle auto blu e via enumerando – siano prese dagli stessi sui quali ricadranno i benefici delle stesse decisioni. In questo caso è veramente molto ingenuo lamentarsi del fatto che lorsignori antepongano i propri interessi a quelli degli altri cittadini. Si potrebbe dire che non è loro la colpa di un simile comportamento, assolutamente prevedibile per chi abbia un minimo di conoscenza della natura umana ma, se una colpa c’è, questa è da ascriversi solo ed unicamente al cosiddetto popolo sovrano che ha evidentemente e da molto tempo deciso di rinunciare alla sua presunta sovranità mettendo la volpe a guardia del pollaio. Anche se la politica non è solo organizzazione essa è anche organizzazione e aver trascurato in passato questo aspetto puramente organizzativo – non aver pensato cioè che le regole influenzano in modo determinante il gioco – ha creato le condizioni per danni e sprechi immani che tutti noi siamo tenuti ora a pagare.

In una qualsiasi azienda i benefit degli operai vengono decisi non dagli operai ma dai dirigenti e quelli dei dirigenti dalla proprietà. Non ci sarebbe dunque nulla di strano e sarebbe altamente salutare che, nella politica, a stabilire i benefit dei politici non fossero loro stessi ma apposite commissioni di cittadini comuni (se l’espressione popolo sovrano ha un qualche fondamento, non sono forse questi, cioè i cittadini, la «proprietà»?). Coraggio, aspiranti leader in cerca di consenso, non sono questi tempi in cui farsi guidare dalla paura e dalla mancanza di immaginazione !

Accettare l’idea blasfema che decidere la regola delle regole, cioè chi deve governare, non è materia da politici. I sistemi elettorali hanno questo di sbagliato, che ognuno viene sponsorizzato dalla forza politica che ne trae il maggior vantaggio. Si tratta di un gioco sporco fin dall’inizio che i politici dovrebbero avere l’intelligenza di abbandonare. Il sistema elettorale organizzativamente migliore – quello cioè che guarda al Paese e non agli interessi di questo o di quello e conseguentemente che fa meno danni di tutti gli altri – è quello studiato da puri scienziati dei sistemi costituzionali privi di qualsiasi interesse di parte che funzionano alla stregua di arbitri di una competizione alla quale né devono né possono prendere parte. Non c’è nessuno sport dove l’atleta mette il becco nel regolamento di gara, stabilito invece da altri che sono fuori dal gioco. Cari politici , fate qualcosa di analogo e la fiducia, che vi siete giocati, magari ritornerà.

Smetterla, una volta per tutte, con l’occupazione manu militari di tutto l’occupabile. La politica diventa cattiva politica quando abbandona la missione che le è propria – scegliere qual è  il tipo di società nella quale si vuole vivere – e occupa ambiti che non le appartengono come la gestione, l’amministrazione, l’economia. Quando la politica “mette” un certo direttore generale in un certo posto non perché costui realizzi la missione dell’ente che governa ma perché risponda e assicuri vantaggi a chi ha facilitato la nomina – un fatto normale oggi, che non fa più notizia – ebbene gli sprechi generati, non solo economici ma anche e soprattutto umani, sono enormi. Domanda: esiste un qualche fondato motivo, una ragionevole preoccupazione democratica che possa giustificare l’occupazione progressiva che la politica ha condotto in Italia finendo con il condizionare aspetti della vita di tutti noi circa i quali non ha mai ricevuto alcuna delega?

Prendiamo il caso della burocrazia. Nessuno ne contesta la necessità, bisogna pur amministrare il funzionamento della società. Ma il passo tra necessità amministrativa e metastasi burocratica che tutto soffoca è molto breve ed è ciò che stiamo sperimentando da qualche decennio. Se il compito di amministrare la società venisse affidato sulla base di obbiettivi, responsabilità, controllo e merito, come è regola negli ambienti aziendali tanto disprezzati da una certa cultura italiana  e la politica mollasse la sua presa mortale su ciò che non le è proprio per dedicarsi meglio a ciò che dovrebbe fare – e non fa – potremmo sciogliere la metastasi con enormi vantaggi per la libertà di intraprendere e per i suoi vincoli che oggi la rendono così difficile e in casi sempre più numerosi del tutto antieconomica. E tutto questo non solo nel campo dell’industria ma anche in quello della piccola impresa e delle professioni.

Non credo che gli italiani siano sufficientemente consapevoli di quale gigantesca sottrazione di libertà – ogni euro di tasse pagate in più per coprire sprechi ingiustificabili è un esproprio  di libertà – sia  stata perpetrata ai loro danni negli ultimi quaranta anni sotto la bandiera ipocrita dei diritti e del progresso (oh sì, certo, qualcuno un bel progresso l’ha fatto di sicuro ma oggi sappiamo bene  chi è che ha sbancato il lotto), forse perché è avvenuta un passetto dopo l’altro, in modo indolore. Un nuovo consenso politico è disponibile, ci sono tutti i segni, per chi sarà capace di facilitare la restituzione della libertà espropriata a coloro cui appartiene per diritto naturale. C’è qualcuno che lo capisce ?

di Peppe Caglini
Fonte:Tiscali.it

venerdì 28 settembre 2012

Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti. E perché non è il caso di piangere

Va bene, pare che tutto il mondo “intellettuale” italiano, con tutto il milieu giornalistico in prima fila, compatto e granitico, sia in grandi ambasce per il rischio che Alessandro Sallusti, oggi direttore de Il Giornale e al tempo dei fatti di Libero, finisca in galera a seguito di una condanna per diffamazione. E’ confortante assistere a una così poderosa levata di scudi contro la restrizione della libertà personale, e dispiace semmai che tanta compattezza non si veda in altre occasioni. Tanta gente va in galera per leggi assurde e ingiuste – come circa tremila persone accusate del bizzarro reato di “clandestinità” – eppure la notizia è Sallusti. Bene, allora vediamola bene, questa notizia, al di là delle sentenze, delle polemiche, dei meccanismi della giustizia. Proviamo insomma ad applicare il vecchio caro concetto del “vero o falso?”
sallusti-alessandro Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.
L’articolo querelato. Strano che, in tutto il bailamme suscitato dal rischio che Sallusti finisca in carcere, nessuno si sia preso la briga di ripubblicare l’articolo incriminato. Anche in rete si fatica a trovare la versione completa, anche se basta scartabellare un po’ nella rassegna stampa della Camera dei Deputati per trovarlo (andate qui e leggetevelo: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pa…). L’articolo (Libero, 18 febbraio 2007) è firmato con lo pseudonimo di Dreyfus (quando si dice la modestia) e racconta la vicenda in altri termini. La prosa maleodorante e vergognosa – un cocktail di mistica ultracattolica e retorica fascista – non è suscettibile di querela e quindi ognuno la valuti come vuole. Ma veniamo ai fatti. La vulgata corrente di questi giorni insiste molto su una frase, questa:
“… ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice” È vero. Si tratta di un’opinione. Scema, ma un’opinione. Disgustosa, ma un’opinione. Vediamo invece le frasi che non contengono opinioni ma fatti. Falsi. Il titolo, per esempio: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”. Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire. Altra frase: “Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando l’aborto coattivo”. Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre. Ancora: “Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”. Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre. E poi: “Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”. Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre? Ora, sarebbe bello chiedere lumi anche a Dreyfus, l’autore dell’articolo. Si dice (illazione giornalistica) che si tratti di Renato Farina, il famoso agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti che – radiato dall’Ordine dei Giornalisti – non avrebbe nemmeno potuto scrivere su un giornale il suo pezzo pieno di falsità. Non c’è dubbio che il caso della ragazzina torinese sia servito al misterioso Dreyfus, a Libero e al suo direttore Sallusti per soffiare quel vento mefitico di scandalo che preme costantemente per restringere le maglie della legge 194, per attaccare un diritto acquisito, per gettare fango in un ingranaggio già delicatissimo. Ma questo è, diciamo così, lo sporco lavoro della malafede, non condannabile per legge. Condannabile per legge è, invece, scrivere e stampare notizie false. Di questo si sta parlando (anzi, purtroppo non se ne sta parlando), mentre si blatera di “reato d’opinione”. Il reato d’opinione non c’entra niente. C’entra, invece, e molto, un giornalismo sciatto, fatto male, truffaldino, che dà notizie false per sostenere una sua tesi. Per questo la galera vi sembra troppo? Può essere. Ma per favore, ci vengano risparmiati ulteriori piagnistei sul povero giornalista Sallusti che non può dire la sua. PS) Un mio vecchio maestro di giornalismo, all’Unità (sono passati secoli, ma io gli voglio ancora bene), scrutava i pezzi scritti da noi ragazzini con maniacale attenzione. Quando trovava qualcosa di querelabile ci chiamava e ci diceva: “Vuoi che ci portino via le rotative? Vuoi che ci facciano chiudere il giornale dei lavoratori?”. Nel fondo di oggi su Il Giornale, Sallusti lamenta con toni da dissidente minacciato di Gulag, che non intende trattare per il ritiro della querela, che ha già pagato 30.000 euro e non vuole pagarne altri 30.000. Spiccioli. Ecco. Forse “portargli via le rotative”, come diceva il mio vecchio compagno sarebbe meglio. Meglio anche della galera. Di molte cose abbiamo bisogno, ma non di un martire della libertà con la faccia di Sallusti.
Alessandro Robecchi
fonte:blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it

martedì 25 settembre 2012

dopo er Batman, le ostriche e i fondi neri, il PDL Lazio volta pagina....o quasi...

Un bel volto nuovo, la giovane Chiara Colosimo, prende il posto di Battistoni che prese il posto di Batman Fiorito come capogruppo del PDL nel consiglio regionale del Lazio.
Una ventata di aria fresca? 
Certo, ma la giovane ex-cubista del Gilda club di Roma come è ha fatto nel giro di pochi anni a passare dai cubi delle discoteche alle poltrine del consiglio regionale?

La ragazza in verità non è proprio un anonima giovincella romana, ma è la figlia di Paolo Colosimo, l'avvocato del senatore Di Girolamo, entrambi finiti recentemente in carcere con l'accusa di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata, minaccia per impedire l’esercizio del diritto di voto aggravata dal metodo mafioso e scambio elettorale aggravato da metodo mafioso.

Gli auguri di una brillante carriera politica per la figliola Chiara, sempre che anche lei non finisca come il padre e i suoi colleghi, in una cella del carcere di Regina Coeli!
Fonte:odiolacasta.blogspot.it

mercoledì 19 settembre 2012

Scandalo Regione Lazio, anche Renata Polverini al toga party


Le foto della festa di De Romanis con la Polverini
  • Le foto della festa di De Romanis con la Polverini
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  • Le foto della festa di De Romanis con la Polverini
  • Le foto della festa di De Romanis con la Polverini
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  • Le foto della festa di De Romanis con la Polverini
Carlo De Romanis due anni fa, appena eletto consigliere regionale, decise di indire una festa al Circolo del tennis del Foro Italico, perché finalmente poteva ritornare a casa, dopo aver passato molto tempo a Strasburgo, come assistente di Tajani alla Ue. Adesso sono spuntate le foto relative all’evento, che mostrano tutto il fasto a cui si è fatto ricorso in quell’occasione. Le foto mostrano anche che alla festa partecipò Renata Polverini, la quale, a quanto pare, si limitò però a passare per un saluto, indossando dei pantaloni lunghi, scuri e un soprabito. Eppure in conferenza stampa la Polverini si era mostrata irreprensibile e adesso si scopre che aveva partecipato al toga party.
E così che sono stati spesi i soldi del Lazio? In feste di vario genere a vantaggio dei politici? Si tratta di un vero e proprio spreco di soldi pubblici, che fa rabbrividire, considerando soprattutto la crisi economica che sta attraversando il nostro Paese.
Diventano ancora più inquietanti quindi i dati che emergono dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma sull’ex capogruppo del Popolo della Libertà Franco Fiorito, che ha finalmente posto l’attenzione mediatica sugli sprechi della Giunta del Lazio e in generale sugli eccessivi ed esorbitanti costi della politica in tutte le Regioni e Province italiane.
Nel tritacarne delle polemiche è finita anche la Governatrice Renata Polverini che nel corso del Consiglio straordinario di lunedì 17 settembre si è scusata con tutti i cittadini del Lazio e si è dichiarata estranea ai fatti che hanno visto protagonista il suo consigliere Franco Fiorito, che è indagato per peculato per via della gestione dei fondi attribuiti al gruppo PdL. Soldi pubblici utilizzati per scopi e fini personali così come è successo nel recente passato a Lusi, Bossi e altri illustri personaggi della casta.
Le spese folli della Giunta Polverini farebbero rabbrividire qualsiasi cittadino. Quali sono le spese? Ma soprattutto cosa ne hanno fatto? A cosa sono servite? La consigliera regionale del Popolo della Libertà nonché presidente della Commissione cultura, spettacolo e sport della Regione Lazio Veronica Cappellaro ha sprecato mille euro dei fondi del suo partito per farsi un book fotografico in uno studio del centro della Capitale. Una scelta nobile e sicuramente di buon gusto! E la Polverini? Anche lei ha assunto un fotografo, Edmondo Zanini, che costa alla Regione Lazio ben 75mila euro all’anno! Questa assunzione della Giunta Polverini scatenò un bel po’ di polemiche.
Dall’ottobre 2011 Gabriella Peluso guida la “Verifica dell’attuazione delle politiche regionali e del programma di governo” con un contratto da dirigente da 122mila euro all’anno! E i costi faraonici per i vitalizi degli assessori esterni (14) fortemente voluti dallo staff della Polverini? I contribuenti sborseranno la bellezza di un milione lordo l’anno per circa un trentennio! Se invece gli assessori fossero interni, si risparmierebbe oltre un milione di euro. Ma si sa l’Italia è in crisi perenne per la classe politica che sperpera denaro pubblico per la casta e poi flagella i cittadini con tasse e imposte salatissime. La Giunta della Regione Lazio costa 5 milioni di euro all’anno senza tener conto della pensione. Per di più ogni ogni assessore ha diritto a uno staff di dieci persone anche se in alcuni casi (Gabriella Sentinelli, assessore all’Istruzione) si tocca anche quota 17! Le costosissime auto blu in Regione sono 68 e crescono giorno per giorno le società regionali che hanno al loro interno ben 1.300 dipendenti.
Renata Polverini ha chiesto pulizia all’interno del partito, ma forse dovrebbe essere proprio lei a fare il primo passo indietro. Ha annunciato che lunedì saranno pubblicati online i conti della sua lista, ma il consigliere regionale del Partito Radicale Rocco Berardo ha spiegato che lo scandalo non riguarda solamente cene, fatture false e rimborsi ma anche le assurde e gigantesche spese strutturali che da anni non vengono razionalizzate oltre a tante altre spese faroniche e per lo più inutili. Fare politica in questo modo è davvero ripugnante soprattutto perché si sperpera denaro pubblico per i soliti privilegiati della casta senza pensare ai reali problemi dei cittadini che oggi come oggi non riescono ad arrivare a fine mese e hanno perso il lavoro per colpa della crisi economica e di leggi sbagliate. Quando finirà questo spreco di denaro pubblico?
Fonte:Politica24.it