giovedì 28 giugno 2012

Marchionne sulla sentenza su Pomigliano: "Non esiste in nessuna parte del mondo, folklore locale"

Non usa mezzi termini Sergio Marchionne sulla sentenza che obbliga la Fiat all'assunzione di 145 iscritti alla Fiom nello stabilimento di Pomigliano. "Non voglio dire quello che penso, ma questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, da quanto ne so. Focalizzare l'attenzione su questioni locali ignorando il resto è attitudine dannosa. Un evento unico che interessa un particolare Paese che ha regole particolari che sono folcloristicamente locali", afferma per ben due volte, rispondendo a una domanda e facendo capire che vuole parlare di cose più globali.
"Rispetteremo le sentenze" - Per l'amministratore delegato di Fiat-Chrysler, giunto in Cina per inaugurare l'impianto di Changsha dal quale è uscita la Viaggio, auto disegnata per il mercato cinese (anche se, come ha detto lo stesso Marchionne, l'impianto produrrà anche per esportare in Europa e in America), le regole italiane sono uniche ma non creano comunque problemi. Si farà ricorso e "rispetteremo le sentenze", perché "nel corso della sua storia Fiat non ha mai deviato dall'obbligo nei confronti del rispetto della legge, e continueremo a farlo". Il dossier è in mano ai legali. La cosa, comunque secondo l'ad Fiat, non impedirà agli altri di investire, anche se "le implicazioni per il contesto del business sono piuttosto drastiche, perché c'é un livello di complessità nelle relazioni industriali in Italia che è assente in altre giurisdizioni. Tutto diventa molto italiano e difficile da gestire".
Orlando del Pd: "Non può insultare i tribunali" - L'a.d. Della Fiat però “non può insultare i tribunali”, risponde il responsabile giustizia Pd Andrea Orlando replicando così al numero uno Fiat che ha definito "folklore locale" la decisione dei giudici di della Capitale di reintegrare i dipendenti allo stabilimento di Pomigliano: "Parlare di una sentenza di un tribunale della Repubblica che applica le leggi dello Stato e la Costituzione associandolo ad un fenomeno di folklore è un insulto al paese che mi auguro si voglia al più presto correggere. Nemmeno un importante imprenditore può permetterselo. Ricorrere contro la decisione del giudice è un diritto previsto dal nostro ordinamento delegittimare chi li formula è un errore", conclude l’esponente del Pd.
Diliberto: "La sentenza dimostra che sono avvenute discriminazioni" - "Le norme italiane, anche se qualcuno prova con costanza a distruggerle, sono il frutto di decenni di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori". Così Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, replica in una nota alle parole del numero uno della Fita Sergio Marchionne. "La sentenza dei giorni scorsi - prosegue il leader dei Comunisti italiani - dimostra che a Pomigliano sono avvenute discriminazioni: è un fatto enorme". "Invece di insultare la legislazione italiana, Marchionne - conclude la nota di Diliberto - farebbe bene a preoccuparsi per piani industriali e progetti che fanno acqua da tutte le parti".
Vendola: "Le sentenze si rispettano" - "Qualcuno spieghi a Marchionne che in Italia le sentenze si rispettano. E' davvero insopportabile la sua arroganza e il continuo disprezzo per la democrazia e il rispetto della legalità": così Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà, scrive su twitter da Bruxelles commentando la affermazioni di Marchionne sulla sentenza del tribunale - definita episodio di folclore locale - che ha accolto il ricorso di 145 lavoratori Fiom obbligando la Fiat a riassumerli nello stabilimento di Pomigliano.
Fonte:Tiscali.it

mercoledì 27 giugno 2012

Patrizia Moretti e gli insulti su Facebook


Dopo il pestaggio e l'omicidio (sancito da una sentenza confermata in tre gradi di giudizio), sono arrivate anche le offese.
Stavolta è davvero troppo per la famiglia di Federico Aldrovandi, ragazzo massacrato dai poliziotti a Ferrara nel 2005, attaccata attraverso Facebook, su una pagina creata per difendere i diritti dei poliziotti.
«UNA VERGOGNA». Un episodio inaccettabile per tutti o quasi, tanto da spingere il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri a esprimersi al riguardo: «Vergognose e gravemente offensive», così il capo del Viminale ha definito le frasi apparse sul social network più popolare al mondo, tra le quali spiccava un «faccia da culo» rivolto da Paolo Forlani (uno dei poliziotti condannati) proprio a Patrizia Moretti, la mamma di Federico.
Così Cancellieri ha annunciato «l'immediato avvio di un procedimento disciplinare per sanzionare l'autore del gravissimo gesto».
VENDOLA E FERRERO SODDISFATTI. Reazione che ha raccolto il plauso della sinistra italiana: «Era ora decisione #Cancellieri per provvedimento disciplinare. Aspettiamo di vedere esito. Non c'è posto per queste persone nelle forze dell'ordine della Repubblica. Giustizia e rispetto per #Aldrovandi», ha scritto Nichi Vendola, presidente di Sinistra ecologia e libertà su Twitter.
«Giudico positivamente la presa di posizione del ministro Cancellieri che ha disposto un provvedimento disciplinare verso le persone che hanno offeso via Facebook la madre di Federico Aldrovandi», ha affermato Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista.
FERRERO: «CANCELLIERI NON DOVEVA USARE IL CONDIZIONALE». «È giusto che lo Stato si faccia sentire, con misure adeguate, e che faccia la sua parte, dicendo chiaramente da che parte sta: dalla parte delle vittime, non dei carnefici. Ora però il ministro dell'Interno dovrebbe assumersi l'impegno affinché la vicenda Aldrovandi non finisca come il G8 di Genova, con i colpevoli che sono stati promossi».
Ferrero ha poi fatto suo l'appello di Amnesty international: «In Italia, come chiede Amnesty in occasione della Giornata internazionale per le vittime della tortura, va istituito il reato di tortura. Il ministro dovrebbe infine chiedere scusa per il suo quanto meno inopportuno uso del condizionale e della formula dubitativa, qualche giorno fa, per interpretare il caso Aldrovandi, nonostante la condanna fosse già stata emessa. I genitori del ragazzo di Ferrara hanno già subito una violenza e un dramma assurdi, hanno lottato per avere verità e giustizia, ci vuole il massimo rispetto nei loro confronti».

Patrizia Moretti: «Ora chiediamo il licenziamento»

Ma la reazione più importante è stata certamente quella di Patrizia Moretti, la madre di Federico, che ha chiesto «il licenziamento dei poliziotti come ci era stato annunciato dal capo della Polizia Manganelli».
«COMMENTI TROPPO FREQUENTI». Le parole del ministro Cancellieri sono state accolte positivamente anche da lei, ma non possono bastare: «Ben venga il procedimento per quelle frasi e quelle parole, commenti che sentiamo ormai da troppi anni, che ci sono sempre stati, ma venuti ora alla luce a livello nazionale casualmente e solo perché li ho denunciati. Ma il vero intervento che io e noi familiari di Federico attendiamo dal ministro è il procedimento disciplinare che porti al licenziamento degli agenti condannati per la morte di mio figlio».
Fonte:Lettera43.it

martedì 26 giugno 2012

Agricoltura, Petrini lancia la sfida ai partiti “Come mangiamo è il primo atto politico”


Carlo Petrini il fondatore di slow food, ha lanciato questo invito/sfida a la "Repubblica delle idee" manifestazione svoltasi a Bologna dal 14 al 18 giugno.

Dopo la battaglia per l'acqua vinta esattamente un anno fa con i referendum, è arrivato il momento di far partire quella per il suolo: dobbiamo trasformarci da consumatori in co-produttori, perché il nostro modo di mangiare è il primo atto agricolo ed è in grado di cambiare un modello di produzione che ci sta portando sull’orlo del baratro. Dobbiamo scegliere i gruppi di acquisto solidale, i mercati dei produttori locali e soprattutto essere coscienti e informati per sostenere una nuova forma di resistenza. I nostri nonni stenterebbero a crederlo, siamo una società che spende più per dimagrire che per mangiare. Non ho nostalgia per il mondo antico, ma dobbiamo far tornare i giovani alla terra e al mestiere di contadino, perché c’è più saggezza e conoscenza in un contadino che in un banchiere. Sono loro, i contadini, che difendono il suolo dai dissesti idrogeologici, che razionalizzano l’uso delle risorse idriche, che conservano la memoria. Occorre quindi mettere in campo gli strumenti economici e culturali necessari a far tornare ai giovani la voglia e l’orgoglio di coltivare la terra. Ma finché gli agricoltori sono costretti a vendere un litro di latte a 30 centesimi al litro e un quintale di grano a 14 euro, questo non sarà possibile. Riformare il modo di provvedere al nutrimento di un pianeta in continua crescita demografica è il primo tassello per uno sviluppo sostenibile. Ma il cambio di paradigma non arriverà da improbabili accordi internazionali siglati all’imminente conferenza di Rio+20.
Il summit non porterà a nulla, perché si potrà solo prendere atto che questa governance è fallita. Ma Rio sarà una tappa nel cammino di quelle che Edgar Morin chiama “le comunità di destino”. Ce ne sono migliaia in tutto il mondo e rappresentano una realtà vera e crescente, fatta di gente che sente il peso della responsabilità, anche se non ha rappresentanza perché la politica dorme e non se n’è accorta, mentre è lì che dovrebbe stare, soprattutto la mia amata sinistra. Eppure, la “primavera” sta arrivando.
Tratto dall'articolo di Valerio Gualerzi pubblicato su Repubblica.it

venerdì 22 giugno 2012

PROCESSO DIAZ/ La beffa: per i 25 poliziotti “falso in atto pubblico”, per i 10 attivisti cento anni di condanna

Processo Diaz. Soltanto tre giorni fa, come molti sapranno, il primo colpo di scena: dopo ben due anni di rinvii, pause e interruzioni, cambia a sorpresa il presidente del collegio in Cassazione. Via Aldo Grassi arriva Giuliana Ferrua che avrà pochissimi giorni per studiare le carte. Ora un altro colpo di scena: gli imputati (25 tra agenti, funzionari e dirigenti della Pubblica Sicurezza), tutti condannati in appello, rischiano di essere condannati solo per falso in atto pubblico. Per le lesioni (e  le torture) è invece certa la prescrizione. Per dieci manifestanti, invece, si rischia una condanna esemplare: cento anni in totale. Oltre il danno, la beffa.

di Carmine Gazzanni
processo_diaz_danno_e_beffaIl processo per l’irruzione alla scuola Diaz durante il g8 di Genova del 2001 continua, con i suoi colpi di scena, a far parlare di sé. Non sono bastati, infatti, continui rinvii, interruzioni inspiegabili e pause interminabili. E allora, dopo quasi undici anni dai fatti, dopo che finalmente il processo è arrivato in Cassazione con le condanne in appello di 25 tra poliziotti e alti dirigenti, ecco l’ennesimo evento inspiegabile: cambia senza alcuna vera ragione il presidente del collegio. Via Aldo Grassi ed ecco Giuliana Ferrua. Un caso non comune, anche perché il nuovo presidente avrà certamente poco tempo per studiare a fondo tutte le carte. Senza dimenticare, per giunta, che la vicenda è assolutamente delicata, dato che tra gli imputati ci sono dirigenti autorevoli come Gianni De Gennaro, da poco sottosegretario per nomina diretta di Mario Monti, Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo dello Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde.
Una stranezza che, dopotutto, arriva dopo molte altre. Basti pensare, ad esempio, che dalla sentenza della corte d’appello sono passati oltre due anni (18 maggio 2010). Un tempo che supera ogni giustificazione. Anche perché, nel frattempo, i termini di prescrizione si sono avvicinati inesorabilmente. E così, paradossalmente, nessuno dei reati veri per i 25 imputati è rimasto in piedi: ormai è certa, infatti, la prescrizione per le lesioni.
Non solo. Proprio ieri il sostituto procuratore generale Pietro Gaeta, nel corso della prima udienza in Cassazione, ha precisato che non si può applicare il reato di tortura ai poliziotti imputati. La richiesta, infatti, era stata avanzata dalla Procura Generale di Genova proprio per la scadenza dei termini per il reato di lesione. Il reato di tortura, però, non è previsto dal nostro ordinamento (sebbene sia contemplato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo). Giusto o sbagliato che sia, il risultato di tutto questo arzigogolato iter processuale è paradossale: l’unico reato rimasto in piedi è quello di falso in atto pubblico, relativo alla firma e all’avvallo di verbali di arresto e perquisizione a carico dei 93 arrestati pieni di circostanze non vere, come quella delle molotov attribuite ai manifestanti, mentre oggi sappiamo che erano state portate proprio dalla polizia.
Insomma, con grande probabilità non ci sarà alcuna condanna per le violenze, le lesioni e le torture a cui furono sottoposti circa 60 tra giornalisti e attivisti in quel blitz. Con la conseguenza paradossale che le condanne – semmai ci si arriverà – saranno molto inferiori rispetto a quanto sarebbero potute essere.
E non finisce qui. Oltre al danno la beffa. Se infatti i 25 imputati tra i poliziotti godranno di un notevole sconto di pena, non sarà così per i dieci attivisti che rischiano, il 13 luglio, di essere condannati in Cassazione a cento anni complessivi. Il reato contestato? “Devastazione e saccheggio”, un reato vecchio e impolverato  che trova origine, addirittura, nel famoso Codice Rocco, figlio del periodo fascista. La domanda sorge, allora, spontanea: perché condannare dieci persone in un evento che vide, da ambo le parti, la partecipazione di centinaia di migliaia di persone? Che si sia dato atto al “colpirne dieci per educarne cento”? Non solo. Il reato prevede una “compartecipazione psichica” tra gli imputati, anche quando non c’è – come in questo caso - un’effettiva associazione o movimento che li raggruppasse. Ma chi decide questa “compartecipazione psichica”? È evidente, dunque, il rischio di arbitrarietà in cui può incorrere un giudice.
Non a caso, dinanzi alla possibilità di un orrore democratico e giuridico, soltanto due giorni fa è nato un sito, 10x100 (nome non casuale), in cui, oltre al materiale processuale, è presente un appello. “Il prossimo 13 luglio – si legge - dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, ‘devastazione e saccheggio’, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco”. E ancora continua l’appello: “E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001. Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate”. Tra i firmatari, finora, compaiono importanti nomi. Erri De Luca, Ascanio Celestini, Giorgio Tirabassi. E poi Daniele Vicari (il regista di Diaz) e Valerio Mastrandrea. Importanti giornalisti come Giuliana Sgrena, Loredana Lipperini, Giancarlo Castelli e Curzio Maltese. E poi il giurista Fabio Marcelli.
“La più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Questo era il parere di Amnesty International sul caso Diaz.
Fonte:Infiltrato.it

giovedì 21 giugno 2012

Pomigliano, Fiat condannata: dovrà assumere le 145 tute blu Fiom


 
Il Tribunale di Roma ha condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano: 145 lavoratori con la tessera del sindacato di Maurizio Landini dovranno essere assunti nella fabbrica. Lo rende noto la stessa Fiom precisando che 19 iscritti al sindacato avranno anche diritto a 3.000 euro per danno.
Causa della Fiom basata su una norma del 2003 - La Fiom - spiega l'avvocato Elena Poli - ha fatto causa alla Fiat sulla base di una normativa specifica del 2003 che recepisce direttive europee sulle discriminazioni. Alla data della costituzione in giudizio, circa un mese fa, su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom. In base a una simulazione statistica affidata a un professore di Birmingham le possibilità che ciò accadesse casualmente risultavano meno di una su dieci milioni.

Fiom ha agito per conto di tutti gli iscritti - Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha agito per conto di tutti i 382 iscritti alla sua organizzazione (nel frattempo il numero è sceso a 207) e a questa cifra fa riferimento il giudice ordinando all'azienda - come anticipato dalla Fiom - di assumere 145 lavoratori con la tessera dei metalmeccanici Cgil. L'azione antidiscriminatoria - spiega ancora il legale della Fiom - può essere promossa dai diretti discriminati e se la discriminazione è collettiva dall'ente che li rappresenta. Per questo 19 lavoratori hanno deciso di sottoscrivere individualmente la causa e hanno ottenuto i 3.000 euro di risarcimento del danno.
Fonte:Tiscali.it

lunedì 18 giugno 2012

La finanza fermata alle Termopili

Cosa festeggia l’Europa? E cosa festeggiano i nostri solerti commentatori di ritorno dalle kermesse  o meno? La vittoria di Pirro del gruppo conservatore che tanto bene rappresenta questa Ue di ricatti, egoismi e trucchetti? Oppure festeggiano il fatto di aver ancora una volta allontanato l’uscita della Grecia dall’Euro che potrebbe mettere a nudo i meccanismi e le bugie con cui il sistema finanziario tiene per la borsa il continente?
Non ha molta importanza, se brindano vuol dire che non hanno capito proprio niente: la vittoria di Samaras è più fragile dei fini cristalli dove finisce il breve champagne di una mattina. L’aumento di Nuova democrazia è avvenuto erodendo altre formazioni di destra, la Grecia non solo rimane a sinistra, ma rimane anche in maggioranza contraria ad aderire ai diktat finanziari e bancari. Fare un governo sarà difficilissimo, fare un governo che davvero si pieghi a tutto richiederà una volontà suicida del Pasok, fare un governo stabile sarà impossibile. Insomma la paura diffusa a piene mani per mesi, i ricatti , le forzature, le promesse fasulle di salvezza, le enormi pressioni da tutto il mondo e decine di milioni in “spese di rappresentanza”,  hanno prodotto un topolino, una manciata di voti.
I mercati, al contrario dei commentatori nostrani di destra e ahimè anche di sinistra, lo sanno e per questo non festeggiano affatto, anzi giocano al ribasso e fanno di nuovo salire i nostri spread: il terrorismo bancario, esercitato con violenza inedita da quasi un secolo a questa parte (la precedente vittima fu l’attuale carnefice, cioè la Germania)  non è riuscito nel suo intento di piegare un piccolo Paese, ma solo di raggranellare qualche mese. Un fallimento per chi forse pensava che i tempi fossero maturi per derubare la sovranità democratica con poca resistenza. Non solo non si è ottenuto questo, ma si sono messi in moto meccanismi perversi i cui effetti non tarderanno a farsi sentire.
Forse la vicenda elettorale greca è anche un memento per quei partiti di ispirazione socialista e socialdemocratica che in tutto il continente perdono voti fino quasi a scomparire quando rinunciano al senso stesso della loro esistenza che in questi anni -perdonate il gioco di parole – sta proprio nella resistenza al grande assalto dell’economia finanziaria alla civiltà del lavoro. Il Pasok è ormai un partitino e altri si apprestano a seguirne il  destino se non comprendono in tempo che la battaglia non è persa, ma appena cominciata. E se scambiano per vittorie, le sconfitte.
Fonte:ilsimplicissimus2.wordpress.com

venerdì 15 giugno 2012

BEPPE GRILLO ,JP MORGAN,CASALEGGIO,ECCO I COLLEGAMENTI



La rete non si ferma, la nostra ricerca continua, i nostri dubbi diventa realtà. Sono Dati confermati, nessun complottismo, molti grillini non ci stanno più. Vediamo se continua il silenzio.

Sappiamo tutti che la televisione è controllata da banche e multinazionali, che investono nelle pubblicità. Ma Internet dovrebbe essere libero, nel video si evince che il Blog di Grillo è gestito dalla Casaleggio Associati.

Casaleggio Associati gestisce anche il famoso Blog “cado in piedi”, “notizie dalla rete ”, “TZETZE POLITCA E SOCIETA’”

Nel sito CHIARELETTERE casa editrice stampa i libri di Travaglio, Peter Gomez, ecc ecc, nella sezione chi siamo: la strategia è stata affidata è stata affidata alla Casaleggio Associato, nel sito stesso si evince che la Casaleggio è entrato nell’azionarato del FATTO QUOTIDIANO, DIRETTO DA PETER GOMEZ.

La Casaleggio Associati ha 5 soci, Enrico Sansoon, all’estero scrive il cugino Donald Sansoon e parlare di un nuovo ordine mondiale via web (guardare il video). Sansoon Enrico, per 8 anni amministratore American Chamber Of Commerce in Italy una lobby di una multinazionale in Italia.

PER QUESTO MOTIVO BEPPE GRILLO NON PARLA PIU’ DI BANCHE?

Nel testo presente nel video si evidenzia la famiglia Sansoon come fra le più importanti famiglie del mondo nel campo economico.

Fra i partener della Casaleggio Associati vediamo una fra le banche più grandi al mondo JP MORGAN.

Scommettiamo che troviamo anche qualche società o azioni in grandi società di fotovoltaico?

Non credete a Beppe Grillo che vi liquida con una battuta, chiedete serietà e risposte, ma una sola domanda bisognerebbe porsi... cosa c’entra Beppe Grillo con questa gente?

Grazie per il video.

Gaetano Vilnò

Fonte: www.movimentorevolution.it