Secondo Perotti, intervistato dal blog “Cado in piedi”, si tratta di trovare il modo di mettersi al riparo dalla crisi, per quanto possibile, evitando di

Intanto la disoccupazione giovanile è esplosa e solo 2 assunzioni su 10 sono a tempo indeterminato. Per i giovani sembra non ci siano vie duscita: il futuro è letteralmente abolito dal cupo orizzonte disegnato dai tecnocrati europei, emissari delle élite finanziarie. «I giovani – dice Perotti – sono stati in difficoltà forte anche quando avevano 18 anni nel 1946 e avevano magari un genitore morto in guerra e due zii che erano stati fatti sparire dai nazisti perché erano dei partigiani, e magari crescevano in una zona bombardata dagli inglesi via mare in cui non c’era neanche il ponte per andare al di là del Bisagno», il torrente che bagna Genova, città natale dello scrittore. Tempi duri: il dopoguerra, la fame, l’impossibilità di studiare: il dolore di quei ragazzi, aggiunge Perotti, è paragonabile alle difficoltà della generazione attuale, come se di colpo i giovani fossero stati scaraventati indietro di oltre mezzo secolo. «Ma poi i ragazzi sono usciti, hanno fatto quello che ritenevano giusto fare, la possibilità se la sono costruita: i nostri giovani devono fare un po’ la stessa cosa».
«Sono abbastanza critico rispetto a chi guarda i giovani con paternalismo, pensando siano l’unica generazione di sfigati in una storia dell’umanità in cui i giovani hanno sempre avuto tutte le opportunità: non è vero, non è mai stato così», premette Perotti, in sintonia con le tesi che Giampaolo Pansa ha esposto nel suo ultimo lavoro autobiografico, “Poco o niente”, che rievoca le impensabili durezze con cui si dovettero confrontare le generazioni precedenti. Ogni epoca lancia le sue sfide, sostiene Perotti, e i giovani hanno comunque le carte in regola per per affrontarle, con entusiasmo e magari un

Questo però non costituisce un’attenuante: se solo 2 assunzioni su 10 sono a tempo intederminato significa che «il sistema ha mentito: non può essere drenata tutta la forza lavoro così come era stato promesso». Otto giovani su dieci restano senza garanzie? E’ la prova della “bufala”, del sistema basato su false promesse. «Questo è un Paese che ha delle vocazioni ben chiare: basterebbe ripulirlo da tutta l’immondizia che c’è in giro sulle coste, sulle spiagge, nelle montagne, dovunque c’è un patrimonio turistico, naturalistico, architettonico, paesaggistico e artistico che ha grande valore per noi, ma che noi teniamo malissimo». Secondo Perotti, «basterebbe ripulire l’Italia proprio togliendo le carte per terra e già lavorerebbero migliaia di persone». Lavoro utile, e per tutti? Basterebbe bonificare i siti ex industriali e restaurare l’immenso patrimonio storico. Nessun paese al mondo ha così tante risorse, e nessuno le spreca come fa l’Italia: stiamo dilapidando la nostra cassaforte turistica, quella che ci salverebbe, con scelte sempre sbagliate o fuori tempo massimo.
Fonte:Libre.it