giovedì 3 maggio 2012

Barnard: stop tasse a Monti, in nome del popolo italiano

pubblicata da Informazione - Illuminiamo le Coscienze



Perché pagare le “nuove tasse di Monti”, se il governo tecnico è stato imposto forzando la Costituzione, per ordine dell’élite finanziaria mondiale che sta piegando ai suoi voleri l’intera Europa? Se l’obiettivo finale è il pareggio di bilancio, ovvero la certificazione della morte clinica dello Stato come “sindacato dei cittadini”, l’unica strada è sabotare il governo “golpista”, usando la sua stessa arma: il denaro. Dopo aver denunciato il premier e il capo dello Stato per il “golpe finanziario” che sta mettendo in ginocchio l’Italia, Paolo Barnard lancia un appello esplicito all’obiezione fiscale verso la tassazione speciale dell’austerity: il giornalista propone una sorta di “autoriduzione” delle imposte, in modo che il prelievo tributario non superi il 40% del Pil. Violare apertamente la normativa? Per Barnard, sarebbe una “risposta” perfettamente democratica al carattere «illegittimo» del governo che la impone. Autore del saggio “Il più grande crimine”, che accusa l’élite mondiale – industriale e finanziaria – di aver pianificato la distruzione delle sovranità nazionali per lasciare i cittadini completamente indifesi di fronte all’avidità dei super-padroni del capitalismo globalizzato, Barnard ha promosso lo scorso febbraio a Rimini il primo summit mondiale sulla Modern Money Theory, coi grandi economisti americani della scuola neo-keynesiana: secondo Randall Wray e colleghi, per liberare i popoli dalla “dittatura” della finanza occorre restituire agli Stati la perduta sovranità monetaria, cioè l’arma vincente per far fronte alla spesa pubblica a favore dei cittadini, senza temere un debito sovrano che serva a produrre progresso sociale e quindi benessere diffuso, economia reale e capacità di investimento. Al contrario, con l’entrata dell’Italia nell’Eurozona, lo Stato è ridotto «nella scandalosa condizione» di doversi approvvigionare di euro «indebitandosi coi mercati di capitali privati», in una spirale senza fine. Risultato: oggi, con l’euro, per far fronte alle semplici spese correnti, «lo Stato italiano tassa cittadini e aziende fino all’esasperazione», e lo fa «per ripagare i debiti che contrae coi mercati di capitali privati», i quali poi «usurano lo Stato con tassi d’interesse impossibili, facendo profitti favolosi». Quello che accade oggi è sotto gli occhi di tutti: non disponendo più di moneta sovrana, il governo punta a spremere direttamente i cittadini: «Questo drenaggio fiscale insostenibile sta distruggendo l’economia e i risparmi degli italiani», causando letteralmente «la rovina di almeno un’intera generazione», destinata a «sofferenze inaccettabili nel presente e nel futuro». L’attuale prelievo fiscale straordinario, aggiunge il giornalista, «è stato criminosamente istituzionalizzato con la modifica dell’articolo 81 della Costituzione italiana – pareggio di bilancio in Costituzione – ottenuto nel corso del “golpe finanziario” sotto la minaccia esterna dei mercati dei capitali». In regime di sovranità monetaria, ricorda Barnard, l’istituto del prelievo fiscale «non è mai servito a finanziare la spesa dello Stato», visto che il prelievo è effettuato su denaro che lo Stato stesso «ha emesso per primo», come unico creatore originario della moneta. «Per cui, risulta un controsenso pensare che lo Stato possa spendere solo dopo aver prelevato da cittadini e aziende il denaro che lui stesso emette in origine». Ne consegue che il pagamento delle tasse «non è nato come obbligo di cittadini e aziende per permettere allo Stato di funzionare, ed è assurdo quindi che lo Stato li tassi a sangue con quel pretesto». Infatti, sempre in regime di sovranità monetaria, «proprio la natura stessa delle tasse dovrebbe permettere allo Stato di arricchire la cittadinanza, perseverando in una spesa statale superiore alla tassazione», evitando quindi di impoverire i cittadini. L’Italia della lira sovrana, aggiunge Barnard, poteva tranquillamente alleggerire la pressione fiscale nel caso in cui l’economia del paese tendesse a una recessione. Ma «a causa del criminoso disegno dell’Eurozona», per far fronte al suo fabbisogno, oggi lo Stato «deve proprio attingere da cittadini e aziende con ampi e crescenti prelievi fiscali», affondando tutti nella spirale dell’austerity. «Ciò inevitabilmente deprime l’economia in un circolo vizioso micidiale di deflazione dei redditi», che comporta crolli aziendali, disoccupazione, ammortizzatori sociali alle stelle, esborsi statali improduttivi. Conseguenza inevitabile, a quel punto: tasse e ancora tasse, causando «sofferenze sociali inaccettabili». E tutto questo, accusa Barnard, solo per i super-profitti delle élite che speculano in mille modi sulla nostra rovina, privatizzando anche la vita pubblica, a costo di imporre una nuova povertà di massa: «Un crimine sociale di proporzioni storiche». Non è colpa delle famiglie italiane, continua Barnard, se i governi tecnici degli anni ’90, da Amato a Prodi a D’Alema, per finire con gli attuali tecnocrati, «imponendoci l’euro ci hanno messo con l’inganno nelle condizioni assurde e socialmente micidiali di dover, noi cittadini, finanziare la spesa dello Stato con le tasse sul nostro risparmio». Hanno fatto tutto loro: ieri hanno regalato agli “investitori” il potere di paralizzare la funzione pubblica italiana, negandole arbitrariamente la moneta vitale, e oggi la moneta mancante la pretendono dai cittadini, ancora una volta senz’ombra di democrazia: sotto la morsa del ricatto finanziario, «il Parlamento italiano non ha avuto alcun potere di dissenso, pena appunto la distruzione dall’esterno della nostra economia». Il conto lo pagano per intero i cittadini, sottoposti ora ad un «prelievo fiscale illegittimo», vera e propria «arma di distruzione economica». Se la partita è truccata, dice Barnard, allora diventa «lecito», per i cittadini e le aziende, «organizzarsi in una resistenza civica che preveda disubbidienze a tutto campo, e che si fermi solo di fronte alla scelta della violenza». Quello che il giornalista ora auspica, attraverso il suo sito, è il sabotaggio in massa del pareggio di bilancio, attraverso una rivolta fiscale che costringa il governo a rinunciare alla politica del “rigore”: «Evadere le nuove tasse di Monti è un dovere civico. Pagarle è favoreggiare un crimine». In pratica, Barnard propone di «delegittimare il prelievo fiscale criminoso di questo governo», rifiutandosi apertamente di sostenere una tassazione che superi il livello complessivo del 40% del Pil italiano», visto che la spesa pubblica rappresenta il 49,8% del prodotto interno lordo. La differenza è quel 9,8% e, secondo Barnard, deve restare a carico dello Stato: «Rivendichiamo il diritto di pagare meno tasse», cioè «meno di quanto il governo spenda per noi». In pratica, il giornalista propone una «autoriduzione» orizzontale, “random”, per impedire il pareggio di bilancio: «La tassazione dello Stato ha senso solo se mirata al benessere di cittadini e aziende, non al loro impoverimento criminoso». Quindi: la spesa pubblica deve essere necessariamente superiore al prelievo fiscale. Per Barnard, sabotare il pareggio di bilancio con una «resistenza passiva civica e nonviolenta» è l’unica via per uscire dall’euro-tunnel della crisi, salvando l’Italia da una catastrofe annunciata: «Le tasse facenti parte delle “austerità” che Mario Monti, Giorgio Napolitano e Mario Draghi ci infliggono per fini criminosi – conclude – sono illegittimi strumenti di spoliazione della democrazia e del popolo sovrano, e non vanno pagate»

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